Carrozze come celle frigorifere, la denuncia del Comitato pendolari di Orte
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L’emergenza neve non è solo nelle strade ma anche nelle carrozze dei treni frequentate giornalmente da tanti pendolari che si recano a lavoro. E’ proprio dal Comitato dei pendolari di Orte che arriva la denuncia sulle pessime condizioni delle carrozze dei treni che, complici le bassissime temperature di questi ultimi giorni, diventano celle frigorifere.

L’emergenza neve non è solo nelle strade ma anche nelle carrozze dei treni frequentate giornalmente da tanti pendolari che si recano a lavoro. E’ proprio dal Comitato dei pendolari di Orte che arriva la denuncia sulle pessime condizioni delle carrozze dei treni che, complici le bassissime temperature di questi ultimi giorni, diventano celle frigorifere.

Oltre ai perenni disagi legati ai ritardi soprattutto per la tratta verso Roma Termini, i pendolari denunciano carrozze ghiacciate con presenza di ghiaccio all’interno dei vagoni e riscaldamento al minimo che non riesce, in ogni caso, a rendere il viaggio un po’ più confortevole. Fornendo anche delle foto molto eloquenti. 

Le dichiarazioni del comitato sono chiare: “I pendolari si recano a Roma per andare al lavoro o per motivi di studio. Questo, in un paese civile, non è il modo di trattare i passeggeri. Non pretendiamo sedili in pelle, televisori, collegamento wifi o altri ‘lussi’ presenti sui treni Alta Velocità. Vogliamo viaggiare in modo sicuro e dignitoso.
Il ghiaccio dentro delle carrozze è la cartina di tornasole della scarsa manutenzione a cui sono sottoposti i convogli”.

 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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