Bengasi Battisti: “Geotermia industriale danno irreparabile”
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L'appello di Bengasi Battisti, presidente Associazione nazionale comuni virtuosi, contro il progetto di un impianto geotermico sui Monti Cimini.

Bengasi Battisti lancia il proprio appello contro il progetto di un impianto geotermico industriale Sui Monti Cimini. Opera che prevede perforazioni fino a 3 km di profondità alla ricerca del calore nel sottosuolo.

“La geotermia industriale aggredisce diffusamente con le sue speculazioni e genera mappe di rischio particolarmente preoccupanti nei luoghi più belli e fragili della nostra penisola” afferma Battisti.

“Nelle viscere di quelle montagne sono custodite le falde acquifere che la natura ha posto in una condizione di parziale protezione dalle contaminazioni esterne e da quelle provenienti dall’interno della terra” – prosegue – “L’ennesimo progetto di impianto geotermico industriale vorrebbe perforare quelle montagne alterando quel precario equilibrio geologico in continua evoluzione e determinando nuove e rischiose connessioni tra le falde acquifere potabili e i livelli sottostanti ricchi anche di mercurio e arsenico che contaminando aria e acqua provocherebbero danni alla salute”.

E conclude con un appello: “E’ principale dovere delle comunità proteggere e restituire la nostra acqua, il nostro suolo e la nostra aria e impedire che vengano sottratti a coloro che da secoli abitano le nostre città e a quelli che negli anni a venire dovranno dignitosamente ancora abitarla”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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