Backstage - Ma questi soldi per Viterbo arrivano o no?
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Gli Stati Generali La Fune
Ma insomma i soldi del progetto Periferie arrivano o no? Già, perché a questo punto (al netto del clima pre-elettorale) le domande che interessano realmente i cittadini sono semplici assai: i finanziamenti ci sono? E, se sì, quando saranno realmente disponibili?

Ma insomma i soldi del progetto Periferie arrivano o no? Già, perché a questo punto (al netto del clima pre-elettorale) le domande che interessano realmente i cittadini sono semplici assai: i finanziamenti ci sono? E, se sì, quando saranno realmente disponibili? A questo dovrebbero rispondere i signori del Palazzo, invece che battibeccare sui giornali attraverso stoccate, tiratine d’orecchie, polemicuzze dal sapore antico e dalla molto dubbia utilità.

La questione, comunque, va ricapitolata per sommi capi. L’altro giorno arriva a Viterbo in pompa magna il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che firma con il sindaco Leonardo Michelini un protocollo di intesa che convoglia qui, nel capoluogo della Tuscia, un bel gruzzoletto di milioni di euri: 17? 19? Non ha importanza. Una cifra consistente, in ogni caso. L’amministrazione ha in animo di farci un bel po’ di cose: dall’interramento della ferrovia a piazzale Gramsci ad una piscina a Santa Barbara. A strettissimo giro di posta arriva la replica di Forza Italia e Fratelli d’Italia: è solo uno spot in vista delle elezioni, i soldi non ci sono e, se andrà bene, arriveranno solo nel 2019 perché Viterbo è posizionata male nella classifica dei capoluoghi italiani (intorno al 90. posto) e quindi dovrà aspettare parecchio prima di ricevere realmente i finanziamenti. Controreplica di don Peppe da Pianoscarano: sono tutte chiacchiere dettate dall’invidia; i fondi ci sono e arriveranno a destinazione puntualmente.

E allora dove sta la verità? Probabilmente nel mezzo, come sempre. E’ inimmaginabile che il capo del Governo sia venuto a Viterbo per una pantomima di sapore elettorale: sarebbe davvero vergognoso. Insomma, l’atto è formalmente corretto, magari è stato pompato un po’ troppo, però allo stesso modo si sarebbe comportata qualunque amministrazione comunale, di qualunque colore. Ma è anche ipotizzabile che quel danaro non sarà immediatamente disponibile: tra il dire e il fare, ci sono sempre di mezzo la burocrazia, i tempi tecnici, i progetti, le autorizzazioni, le conferenze dei servizi e tutti i macchinosissimi meccanismi italici che rallentano e condizionano tutte le buone intenzioni. In certi casi, addirittura spegnendole.

Questa, semplicemente in virtù del buonsenso, dovrebbe essere la situazione concreta. In buona sostanza, ci hanno marciato un po’ tutti, maggioranza e opposizione, sapendo ognuna di raccontare una parte di verità. Resta in ogni caso un fatto che sarebbe da disonesti non ricordare: questi soldi arriveranno, prima o poi, e permetteranno di risolvere qualche problemuccio che si trascina da decenni. Ci vorrà tempo (come ce ne è voluto per i finanziamenti del Plus di mariniana memoria) e serviranno pazienza e capacità di impresa. Ma servirà soprattutto possedere una visione globale dell’idea di sviluppo della città. Una capacità, sia detto senza offesa, che ben pochi politici e amministratori viterbesi hanno.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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