
La recente vicenda delle elezioni per il segretario regionale del Pd consegnano una verità incontrovertibile. Il fioronismo è in fase nettamente calante come testimoniano l’ampia sconfitta nell’intera Tuscia e soprattutto il pesante ko nel capoluogo che pure rappresentava l’ultima ridotta dell’ex ministro. L’impareggiabile Pravda di Pianoscarano, che si caratterizza sempre per sobrietà e qualità dei commenti, ha derubricato il sonoro capitombolo a fatto prevedibile e derivato soltanto dalla preponderante “presenza” dei panunziani nella Asl. Lettura quanto meno carente e superficiale (per non dire altro…) che non tiene conto invece di realtà ben più consolidate.
Cacciare o sospendere gli avversari (sebbene i provvedimenti siano stati adottati statuto alla mano) non serve e non paga. Come pure detenere la maggioranza non dà frutti se non si condividono le decisioni con le minoranze. Inutile ripetere oggi gli errori (tanti e fatali) che hanno caratterizzato gli ultimi mesi del Pd a Viterbo. Errori di tutti, sia chiaro: soprattutto da parte di chi, per storia personale e responsabilità ricoperte, avrebbe dovuto aggregare invece di dividere. Il bello è che, a sonora sconfitta maturata, la stessa Pravda chiede al neo segretario Astorre di rispettare chi ha perso: proprio il contrario di quanto, a parti invertite, è accaduto a Viterbo. E poi varrebbe la pena ricordare che ci sono stati tempi in cui la Asl locale era nelle mani di un fedelissimo di Fioroni e allora si facevano esattamente le stesse cose che probabilmente si fanno oggi. Dieci anni fa erano legittime e accettate, oggi sono oggetto di quotidiano vituperio. Tutto questo non significa certamente che il fioronismo è morto e sepolto: certo una bella botta l’ha presa.
Il Pd tutto vive una fase travagliatissima che forse neppure il congresso per il nuovo segretario riuscirà a dipanare del tutto. Le voci di scissioni sono sempre più consistenti e avrebbero come primo protagonista Renzi che si porterebbe via la parte centrista, compresi quindi gli esponenti del cattolicesimo democratico, la cui massima espressione è oggi il presidente Sergio Mattarella. I prossimi mesi, con la scadenza delle elezioni europee alle porte, saranno decisivi e sbroglieranno molte matasse.


















