Backstage - Il Pd e la spartizione delle macerie
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Gli Stati Generali La Fune
In quali condizioni versi il Partito democratico a Viterbo è sotto gli occhi di tutti. Il problema che dovrebbe (deve) interessare tutti (ma proprio tutti) coloro che hanno a cuore le sorti di un'esperienza importante e ancora capace, a certe condizioni, di recitare un ruolo decisivo in Italia e nella Tuscia, è come superare divisioni e incomprensioni ataviche per arrivare ad uno straccio di sintesi

In quali condizioni versi il Partito democratico a Viterbo è sotto gli occhi di tutti: inutile sparare sulla Croce rossa. Il problema che dovrebbe (deve) interessare tutti (ma proprio tutti) coloro che hanno a cuore le sorti di un’esperienza importante e ancora capace, a certe condizioni, di recitare un ruolo decisivo in Italia e nella Tuscia, è come superare divisioni e incomprensioni ataviche per arrivare ad uno straccio di sintesi. Allo stato dell’arte, appare decisamente inutile continuare a rivangare il passato, perseverando in un continuo rinfacciarsi soprusi e/o sgarbi subiti. Non se ne esce, come nella famosa querelle se è nato prima l’uovo e la gallina. L’attuale situazione di stallo merita invece una serena riflessione che trascuri e metta da parte il passato e provi a rimettere insieme i cocci. Perché un aspetto deve essere chiaro a tutti i contendenti: i torti e/o le ragioni non stanno tutti da una parte, ma più o meno sono equamente divisi tra le fazioni in perenne lotta.

Va detto pure, con sincerità, che i provvedimenti disciplinari adottati nei confronti degli esponenti democrats che alle scorse comunali appoggiarono un altro candidato in aperto contrasto con quello ufficiale, sono sacrosanti e legittimi. Un partito, come qualunque altro consesso al quale liberamente si aderisce, ha regole precise e non è un bar o un supermercato dal quale si esce e rientra quando si vuole. Nella da eccepire, quindi, sul piano formale e neppure su quello sostanziale; qualche riflessione, però, i vari contendenti dovrebbero farla sul piano politico. Ma queste sono questioni interne che ognuno affronta come meglio crede.

Il problema iniziale, però, non può più essere trascurato e prescinde pure dagli esiti della battaglia congressuale per il nuovo segretario nazionale in quanto la situazione di Viterbo è anomala in un panorama che pure non brilla per compattezza e unità di intenti. Qui si è arrivati addirittura allo scontro fisico e non è certo uno spettacolo eccitante, anzi molto deprimente e segno di una diversità (eufemismo) che non può più essere accettata.

Qui la strada per venirne fuori è solamente una: i capi delle due anime (Fioroni e Panunzi) si incontrino e si parlino. E cerchino di trovare un minimo di sintesi politica, mettendo definitivamente da parte le incomprensioni e gli sgarbi del passato più o meno recente, obbligando le truppe cammellate ad adeguarsi. Ammesso che ne abbiano davvero voglia, è questa la residua chance per ridare credibilità e speranza di rinascita al Pd della Tuscia. Se questo incontro avrà successo, allora si potrà riprendere a marciare insieme, pur nelle diversità, altrimenti la strada irrimediabilmente porterà alla separazione e ad una guerriglia guerreggiata ad ogni piè sospinto. E a quel punto si potrà semplicemente procedere alla spartizione delle attuali macerie.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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