
C’è un aspetto totalmente assente, eppure decisivo, nel dibattito (in verità un po’ sciatto) delle ultime settimane sulla necessità di rilanciare il centro storico di Viterbo. Si può discutere all’infinito sulla chiusura totale o parziale alle auto, sulla possibilità di favorire insediamenti di attività produttive tipiche, sull’importanza del ripopolamento attraverso fiscalità di vantaggio per chi ristruttura immobili della zona: insomma tutte faccende rilevanti e meritevoli di approfondimento. Ma a questo punto la domanda sorge spontanea (come diceva quello lì): a che servirebbe tutto questo se poi alla fine i turisti non vengono o ne vengono pochi? In altre parole, la questione è molto semplice: che si sta facendo o si pensa di fare in un futuro assai prossimo per la promozione dell’area pregiata di Viterbo?
Ecco, la questione sta tutta lì perché non può bastare uno streaming sul Trasporto della Macchina di Santa Rosa trasmesso dal pur prestigioso sito del Corriere della Sera per pensare di aver fatto azione meritoria e durevole nel tempo. E’ di tutta evidenza che Santa Rosa è un evento contenuto nell’ambito di qualche giorno, anzi a voler stringere in una serata magica e irripetibile. Ma, appunto, si tratta di un evento che, a voler restare larghi, si apre e si chiude per i forestieri nel giro di qualche giorno. E negli altri 360 che succede? Questo è il quesito decisivo e qui non sembra che si siano levate voci particolarmente argomentate per capire che cosa hanno in animo amministratori e consiglieri (di maggioranza e di opposizione).
Il discorso deve portare inevitabilmente ad un patto sinergico tra enti pubblici, imprenditoria privata, enti ed associazioni. Oltre naturalmente alle strutture ricettive e ai tour operator che nel settore operano. La vicenda è stata diverse volte analizzata, anche su queste colonne, ma di fatti se ne vedono pochissimi. E qui bisogna investire in una massiccia campagna di comunicazione, che non necessariamente deve risultare particolarmente costosa se ci si affida a professionisti del settore che sappiano muoversi nel variegato mondo dei social innanzitutto. A sproposito è stato citato il caso eclatante di Civita di Bagnoregio, ma non c’è alcuna analogia tra il borgo sulla Teverina e il centro storico di Viterbo: proprio nessuna. E quindi anche le strategie di promozione vanno diversificate. Lo stesso sindaco Bigiotti, artefice del boom di Civita, avrebbe qualche difficoltà a rapportarsi con una realtà molto più diffusa e articolata.
Una strada è quella dei prezzi e degli accordi con i tour operator, peraltro molto sensibili al tema. Senza svendere il prodotto (perché questo ne sminuisce irrimediabilmente il valore), si può sicuramente pensare ad una politica di contenimento delle tariffe che possa creare concorrenza vera con Roma. E poi sinergie con Tarquinia, Tuscania, Caprarola, Bomarzo e Bagnoregio, tanto per citare alcuni comuni nei cui territori insistono bellezze naturali, storiche e architettoniche di assoluto pregio. E poi bisogna lavorare con i crocieristi che arrivano a Civitavecchia. Insomma ci vuole visione ampia e condivisa con tutte le categorie interessate. Ma soprattutto ci vogliono idee chiare nel capoluogo che, in quanto tale, deve fungere da catalizzatore. Sarà possibile?


















