Backstage - Cambiare casacca si può, ma è immorale
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Premessa indispensabile, a scanso di equivoci: cambiare partito in corso d'opera è consentito a tutti i livelli, dal Parlamento al Consiglio comunale dell'ultimo comune d'Italia. E dunque ciò che è accaduto a Viterbo con il passaggio di tre esponenti di Fratelli d'Italia (un assessore e due consiglieri) alla Lega rientra nella categoria del lecito. Non è illegale, quindi, ma è quanto meno inopportuno e sconveniente. Però, ancor più semplicemente e in una parola sola: è immorale.

Premessa indispensabile, a scanso di equivoci: cambiare partito in corso d’opera è consentito a tutti i livelli, dal Parlamento al Consiglio comunale dell’ultimo comune d’Italia. Non c’è nessuna norma o legge che lo impedisce, anzi viene sancito esplicitamente che non esistono vincoli di mandato. E dunque ciò che è accaduto a Viterbo con il passaggio di tre esponenti di Fratelli d’Italia (un assessore e due consiglieri) alla Lega rientra nella categoria del lecito. Non è illegale, quindi, ma è quanto meno inopportuno e sconveniente. Però, ancor più semplicemente e in una parola sola: è immorale.

E’ comprensibile che qualcuno si scandalizzi di fronte ad un’espressione del genere, che è dettata esclusivamente da motivazioni etiche e di buonsenso, non certo da intenti politici o partitici. Qui, insomma, non sono in discussione le persone, ma i comportamenti. Per carità, di esempi se ne possono fare a bizzeffe, ma quando accade e a qualunque livello, resta sempre un senso di amaro in bocca, di fiducia tradita. E questo fa male.

Nella passata amministrazione. i cambi di casacca furono numerosi e misero in seria difficoltà la stessa sopravvivenza della Giunta Michelini. Tanto per dire, l’attuale assessore Ubertini, eletto nel 2013 con Forza Italia, diventò “fratello italiano” e adesso si riscopre in camicia verde. Gli altri due protagonisti della migrazione, Andrea Micci ed Elisa Cepparotti, sono invece alla prima esperienza politica, ma si sono già resi protagonisti di un gesto che non appartiene certo alla categoria della normalità.

Soltanto gli stupidi e i morti non cambiano mai opinione, aveva scritto qualcuno nel passato. Quindi, è lecito e per certi versi doveroso mutare opinione su qualsiasi argomento. Ma quando ci si rende conto di non essere più in sintonia con con le posizioni di un partito (attraverso il quale, peraltro, si è arrivati in un’Istituzione pubblica e si è ottenuta anche una carica amministrativa), allora c’è una sola strada: prenderne atto e dimettersi. Solo così non si tradiscono gli elettori che hanno avuto fiducia nella persona e nelle istanze di quella fazione politica.

Altre possibilità non ce ne sono perché trasformismo fa pericolosamente rima con opportunismo. E questo non va bene. Senza se e senza ma.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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