
Un libro dei sogni o un progetto fattibile, almeno in parte? La presentazione delle linee programmatiche da parte del sindaco Giovanni Arena (in clamoroso ritardo, peraltro, sul voto di giugno) offre l’occasione per analizzare in che situazione versa Viterbo e quali obiettivi si pone chi dovrà amministrarla per i prossimi 5 anni. La prima sensazione è che il primo cittadino si è limitato ad una mera elencazione di punti sui quali chiunque abbia un minimo di raziocinio non potrebbe non essere d’accordo. E chi non vorrebbe una “città decorosa, pulita, sicura e vivibile”? Ma la strada dell’inferno – come si sa – è lastricata di buone intenzioni.
Intanto, Giovannino incassa, oltre agli scontati voti favorevoli della sua maggioranza, due astensioni (Giacomo Barelli di Viva Viterbo e Massimo Erbetti del Movimento Cinquestelle) che dal punto di vista politico hanno un preciso significato: se metti in pratica ciò che hai detto, avrai anche il nostro consenso. In caso contrario, opposizione netta. Ammesso che serva, visto l’ampio margine che il centrodestra può vantare in Sala d’Ercole: 20 contro 12. Un divario consistente che però non può assicurare navigazione tranquilla per tutto il corso della consigliatura, come ben sa il predecessore Leonardo Michelini, costretto ad accusare costanti defezioni durante il tragitto e inoltre tenuto sulla graticola per mesi da 7 consiglieri Pd.
Come che sia, ci sono alcuni punti fermi sui quali le verifiche saranno costanti e puntuali: musealizzazione dei portici di palazzo dei Priori e chiusura dei lavori alle scuderie Sallupara, completamento dei restauri al museo civico e al teatro dell’Unione, realizzazione di un ecocentro e di un parco canile, piste ciclabili, centro storico, trasporto urbano, integrazione dei migranti, pianificazione sportiva, sviluppo del turismo, crescita dell’occupazione e termalismo, interventi in favore delle frazioni e recupero dell’ex ospedale degli infermi, sicurezza del territorio, contrasto all’immigrazione irregolare e lotta all’emergenza economica. Una valanga di problemi che vanno affrontati più o meno contestualmente e per i quali servono idee serie (e magari ci sono pure) e tanti soldi (e questi sono ben pochi).
A questo proposito, Arena annuncia la nascita di “un team di europrogettazione che operi nella ricerca e programmazione di finanziamenti per opere pubbliche e interventi a favore dei settori economici”. I finanziamenti, insomma, vanno cercati in Europa e per fare questo servono persone competenti e capaci di muoversi nei perigliosi meandri dell’euroburocrazia. E’ una buona idea (non nuova, per carità) che però ha anch’essa bisogno di essere trasformata da ottima intenzione a realtà operativa. Si vedrà.
Intanto, in onestà e senza preconcetti, questi primi mesi non sono stati caratterizzati da particolari risultati: piazza del Plebiscito, tanto per dire, continua ad essere usata durante i week end come parcheggio da centinaia di automobilisti indisciplinati, per i quali i richiami e le raccomandazioni evidentemente non servono. Ci vogliono sanzioni, non c’è niente da fare. Emblematico infine il commento di Giulio Marini, esponente di spicco di Forza Italia e della maggioranza, oltre che navigatissimo nocchiero di vicende amministrative: “Un programma ambizioso ed entusiasmante, ma difficoltoso. Da questo momento non avrete nemmeno il tempo per dormire: dovrete semplicemente realizzarlo”. Perché i primi nodi a venire al pettine arriveranno dall’interno, oltre che dalle opposizioni.
Un’ultima considerazione sulle dichiarazioni di Bruno Astorre, candidato alla segreteria regionale del Pd sostenuto dal governatore Zingaretti. Usare come modello Casapound nel rapporto con i cittadini è presa di posizione che si commenta da sola, per nulla confacente a chi ambisce a guidare un partito di centrosinistra e che deve porre più di qualche domanda a chi lo ha votato e lo appoggerà ancora. E anche al suo principale sponsor che peraltro si è ben guardato dal rilasciare commenti di qualsiasi genere, oltre che ai subcomandanti che operano nei territori. Il fatto è che Astorre ha vinto sia nella Tuscia che in tutto il Lazio con circa il 60% dei voti, perdendo invece a Viterbo città (l’ultima enclave della brigata fioroniana) dove si è imposto l’altro contendente Mancini. Ma se queste sono le premesse…


















