A Vignanello riscoperte le tracce storiche del passaggio dei Cavalieri di Malta
templari
800 Monastero
Lo testimoniano ricerche documentarie e analisi architettoniche sulla Commenda di Santa Maria di Centignano.

Recenti ricerche documentarie e analisi architettoniche sulla Commenda di Santa Maria di Centignano, condotte in vari archivi, tra i quali l’archivio dei Cavalieri di Malta a Roma e di Malta, stanno riportando alla luce la presenza storica dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, meglio noti come Cavalieri di Malta, nel territorio di Vignanello.

La loro presenza è sicuramente accertata dal XV al XIX secolo, ma alcune ipotesi propendono per farla risalire fino al XII-XIII secolo, quando è già documentata la presenza dell’ospizio e della chiesa di Centignano.

Lo stato attuale delle ricerche ha portato alla identificazione dei commendatori che si sono succeduti alla guida della Commenda, a tracciarne gli eventi principali, e a definire i contorni della vastissima proprietà, pari a circa il 30% del territorio di Vignanello.

L’analisi architettonica fa intravedere inoltre la possibilità di insediamenti preesistenti. Gli affreschi contenuti nella chiesa sono ora oggetto di una analisi per permetterne sia la datazione che l’interpretazione.

Tale ricerca storica è stata possibile grazie alla disponibilità di don Filippo d’Aquino di Caramanico, principe di Sansevero, attuale proprietario del sito, che continua l’opera iniziata dal padre don Guido d’Aquino di Caramanico, principe di Sansevero.

Grazie alla loro opera, la Commenda di Santa Maria di Centignano dei Cavalieri di Malta mantiene quasi inalterata la configurazione che conosciamo almeno a partire dagli inizi del XVII secolo.

Gli Stati Generali La Fune
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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