Bottone: "Filippo Rossi dimostri l'assenza del conflitto di interessi e sostenga la mia battaglia per salvare il Salotto delle Sei"
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“Rossi – ha dichiarato Pasquale Bottone – dimostri che non c’è il conflitto di interessi e che non c’è nessuna volontà di accentrare le politiche culturali verso pochi".

“Rossi dimostri che non c’è conflitto di interesse tra la sua presenza in maggioranza e il suo ruolo in Caffeina e appoggi la mia battaglia”. Pasquale Bottone, fondatore de Il Salotto delle Sei, saputo della prossima iniziativa organizzata da Caffeina (l’incontro con Nicola Gratteri, leggi) che va ad occupare uno spazio già occupato da anni dal suo Festival (ovvero quello del giornalismo di inchiesta) e viste le mancate risposte da parte del comune di Viterbo sulle sue proposte, ha deciso di intervenire. Bottone ha rimarcato l’anomalia della presenza di rappresentanti del Festival Caffeina all’interno dell’amministrazione parlando di un “conflitto di interesse di fatto”, tra l’altro difficile da smentire.

La presenza del fondatore di Caffeina Filippo Rossi prima come presidente del Consiglio e ora come semplice consigliere di Viva Viterbo, insieme al ruolo nell’amministrazione di Giacomo Barelli e Maria Rita De Alexandris, aggiunto alle politiche culturali per pochi del Comune di Viterbo e alla recente candidatura di palazzo a Viterbo Capitale per la Cultura hanno gettato ancora una volta nello sconforto le realtà che ogni anno realizzano attività nel territorio viterbese, tra cui Il Salotto delle Sei.

“Rossi – ha dichiarato Pasquale Bottone – dimostri che non c’è il conflitto di interessi e che non c’è nessuna volontà di accentrare le politiche culturali verso pochi e sostenga la mia battaglia per la sopravvivenza de Il Salotto delle Sei”. Il festival è in difficoltà e già nei giorni scorsi è iniziata una campagna per la sopravvivenza dello stesso. “Vengono aiutati tanti, ma Bottone no. È necessario – ha detto ad esempio il Commissario delle biblioteche Paolo Pelliccia – trovare altri fondi. Mi rivolgo al Comune di Viterbo, alle banche e alla Regione Lazio”.

 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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