
IL DOMENICALE – C’è un momento preciso in cui un territorio comincia a raccontarsi. Non è quando si arriva in piazza, né quando si entra in un centro storico. È molto prima. È lungo le strade che conducono a Viterbo, nelle piazzole di sosta, negli svincoli, nelle strade interne che collegano i borghi e accompagnano verso le mete turistiche, anche lungo le direttrici che portano verso l’Adriatico. È proprio lì che, troppo spesso, la Tuscia si presenta male.
Sacchetti di rifiuti abbandonati, aree di sosta trascurate, margini stradali sporchi, segnaletica deteriorata. Non episodi isolati, ma una condizione diffusa che rischia di diventare normalità. È un degrado silenzioso, meno visibile di quello dei centri urbani, ma altrettanto – se non più – dannoso. Perché colpisce il primo sguardo. Per un turista, quel tratto di strada è il primo contatto con il territorio. È lì che si forma un’impressione, spesso definitiva. Per un cittadino, è il segno quotidiano di una cura che manca e quando la cura manca all’ingresso, tutto ciò che viene dopo perde forza.
Non è solo una questione estetica. È una questione economica, culturale, perfino psicologica. Un territorio che si presenta trascurato comunica disattenzione, disordine, disinteresse. Un territorio curato, invece, trasmette accoglienza, qualità, affidabilità. Affrontare questo problema richiede un cambio di prospettiva. Le strade non sono solo infrastrutture di collegamento. Sono spazi pubblici a tutti gli effetti. Sono corridoi di identità, luoghi di passaggio che raccontano chi siamo. Proprio per questo vanno trattati come tali. Il primo nodo è quello delle competenze. Le strade, spesso, ricadono sotto diversi enti: Comuni, Province, ANAS. Questa frammentazione rende più difficile intervenire in modo efficace e continuo. Serve allora una regia condivisa, un coordinamento stabile che definisca standard comuni
di manutenzione e decoro, evitando zone grigie in cui nessuno interviene davvero. Accanto a questo, è necessario rafforzare la manutenzione ordinaria. Non interventi straordinari una tantum, ma presenza costante. Pulizia delle piazzole, svuotamento regolare dei cestini, controllo dei margini stradali, cura della vegetazione. Sono azioni semplici, ma decisive.
Un ruolo importante può essere giocato anche dalla tecnologia: sistemi di monitoraggio, segnalazioni digitali, interventi programmati sulla base dei flussi di traffico. Le strade più frequentate, soprattutto quelle a vocazione turistica, devono essere presidiate con maggiore
attenzione. Ma non basta. C’è un tema di controllo e responsabilità. L’abbandono dei rifiuti lungo le strade è un comportamento preciso, non un incidente. Va contrastato con strumenti adeguati: controlli mirati, telecamere, sanzioni efficaci, campagne di sensibilizzazione. Chi sporca deve sapere che non resterà impunito. Allo stesso tempo, però, serve offrire alternative. Piazzole attrezzate, aree di sosta curate, punti di raccolta accessibili. Il decoro si costruisce anche rendendo facile il comportamento corretto.
Poi c’è il coinvolgimento dei cittadini. Anche qui, come nei centri urbani, la cura può diventare condivisa. Associazioni, gruppi locali, volontari possono contribuire al monitoraggio, alla segnalazione, in alcuni casi anche alla manutenzione di tratti specifici. Non come sostituzione del pubblico, ma come integrazione. In territori come Bagnoregio, Tarquinia o Tuscania, dove il turismo è una leva fondamentale, la qualità dell’accesso è parte integrante dell’offerta. Non si può promuovere un’esperienza di valore se il percorso per arrivarci è segnato dal degrado. Il punto, alla fine, è semplice: non esiste una seconda occasione per fare una buona prima impressione.
Le strade che conducono alla Tuscia non sono solo vie di passaggio. Sono il primo capitolo del racconto. Oggi, troppo spesso, quel racconto inizia male. Rimettere ordine, pulizia, cura in questi spazi non è un dettaglio. È una scelta strategica. È il modo più immediato per dire a chi arriva – e a chi vive qui ogni giorno – che questo territorio ha rispetto di sé. Da lì, forse, può cominciare tutto il resto.


















