Vulci terra di cinema, da Troisi e Benigni fino ad Aldo Giovanni e Giacomo
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WEEKEND / STORIE - Tuscia terra di cinema. La storia che forse non tutti conoscono, e che vogliamo raccontarvi oggi, ci porta al Pelicone.

WEEKEND / STORIE – Tuscia terra di cinema. La storia che forse non tutti conoscono, e che vogliamo raccontarvi oggi, ci porta al Pelicone. Pelicone e pellicola si sono intrecciati negli anni e nella storia del grande schermo italiano. Siamo a Vulci, praticamente sotto al castello che ospita il museo etrusco. Tutto intorno lo sguardo di vacche maremmane e cavalli. Difficile non sentirsi osservati da queste parti. Uno dei luoghi forse più suggestivi dell’intera provincia e che vanta un tris di film di successo.

Per questa location nel 1984 transitarono Roberto Benigni e Massimo Troisi, insieme per girare un film indimenticabile: ‘Non ci resta che piangere’. Nel 1988 il Pelicone cattura l’immaginazione del regista Marco Bellocchio che gira da queste parti alcune scene di ‘La visione del Sabba’.

Correva il 1997 e arrivano Aldo, Giovanni e Giacomo. L’esordio di un grande successo con ‘Tre uomini e una gamba’.

Troisi e Benigni incontrano a due passi dalla cascatella un mito. E’ Leonardo Da Vinci, alle prese con l’invenzione delle pale rotanti sull’acqua. Bellocchio fa scomparire nell’acqua una donna che gli perseguita la mente, giocando con il contemporaneo e il medioevo delle streghe. Infine Aldo, Giovanni e Giacomo fanno una cosa che viene in mente a tutti i visitatori del posto: fare il bagno nell’acqua cristallina del Fiora. Magari non tutti però pensano a ingaggiare una scena di nuoto sincronizzato, la vita non è un film.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
William Turner, l'uomo che aprì la strada alla pittura degli Impressionisti, aveva nelle retine la magia e la luce e i colori del Viterbese. Ecco alcuni pezzi di Tuscia immortalati nei suoi schizzi e dipinti, oggi esposti nei templi dell'arte mondiale.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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