San Pellegrino, lancio di uova contro i locali della movida

San Pellegrino, lancio di uova contro i locali della movida

Se c'è vocio serale ti tirano le uova. Succede a Viterbo, nella poco ridente e piuttosto abbandonata via San Pellegrino. Qui di sera, se non fosse per i locali aperti, non passerebbero neanche i gatti. Per paura di essere aggrediti dai topi (provare a introdursi nei vicoli più periferici per credere).

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Se c’è vocio serale ti tirano le uova. Succede a Viterbo, nella poco ridente e piuttosto abbandonata via San Pellegrino. Qui di sera, se non fosse per i locali aperti, non passerebbero neanche i gatti. Per paura di essere aggrediti dai topi (provare a introdursi nei vicoli più periferici per credere).

Ma a San Pellegrino ci sono anche residenti che, specie d’estate, sono chiamati ad affrontare prove di nervi significative per tollerare i rumori. Almeno quelli che non hanno insonorizzato i loro appartamenti, affrontando anche la spesa per i climatizzatori.

E’ così che il Settantasette, locale molto noto in città e gestito da ragazzi-imprenditori (solo questo varrebbe l’applauso), si è trovato col mirino sopra. Lancio di uova, per ben tre sere diverse. L’ultima martedì, con tanto di reazione facebokkiana dei titolari: “Non c’è due senza tre…

Con rammarico appuriamo che il detto popolare aveva ragione e così, purtroppo, abbiamo assistito ad un’altra pioggia di uova. Siamo profondamente dispiaciuti per la manifestazione d’inciviltà che ha colpito i nostri clienti e le vie e gli stabili del centro storico”.o

Poi le foto delle uova contro un portone e di un foglio appeso sullo stesso dai ragazzi del Settantasette. Il contenuto è interessante: “Siamo molto dispiaciuti per le condizioni della sua soglia. Vorremmo però renderle noto che non sono imputabili all’inciviltà dei nostri clienti, che di rado escono con delle uova in tasca. Se cerca il responsabile deve chiedere alle civili persone che abitano di fronte a lei e che ritengono le uova degli efficaci deterrenti al vocio serale. Purtroppo le uova non macchiano solo in maniera indelebile i vestiti dei ragazzi, ma anche i muri e le strade di questo bellissimo quartiere”.

Decarta racconta la Tuscia