“Paolo vive”, in centinaia alla fiaccolata per ricordare Borsellino

“Paolo vive”, in centinaia alla fiaccolata per ricordare Borsellino

"Paolo vive". Centinaia di persone alla fiaccolata viterbese in ricordo del magistrato Paolo Borsellino. Tante da riempire l'intero spazio di via Marconi. Una fiumana ordinata e silenziosa, che ha attraversato le vie del centro del capoluogo nella serata di ieri.

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“Paolo vive”. Centinaia di persone alla fiaccolata viterbese in ricordo del magistrato Paolo Borsellino. Tante da riempire l’intero spazio di via Marconi. Una fiumana ordinata e silenziosa, che ha attraversato le vie del centro del capoluogo nella serata di ieri. A venticinque anni esatti da quella maledetta domenica che ha portato via uno degli uomini simbolo della lotta alle mafie.

“Le loro idee camminano ancora sulle nostre gambe”. E’ quanto scritto sullo striscione che ha aperto il corteo. Tanti trentenni e tanti giovanissimi. Perché Falcone e Borsellino sono un simbolo universale, ma ancora più forte per quelle generazioni che giovanissime hanno conosciuto le stragi di mafia col tritolo degli anni Novanta. Un fiume di luci è avanzato lento da piazza del Teatro fino al Sacrario, per poi salire su via Ascenzi e attraverso via San Lorenzo arrivare al duomo. Qui un grande tricolore con la scritta “Paolo vive”. La stessa appesa su un palazzo con affaccio su piazza della Morte.

All’arrivo in piazza San Lorenzo la lettura di un passo di una delle ultime interviste di Borsellino. Tra la commozione e il silenzio. Presenti anche tanti politici viterbesi: da Giulio Marini a Gianmaria Santucci, passando per Giacomo Barelli e Francesco Moltoni. Presenti tanti esponenti di Fratelli d’Italia: da Mauro Rotelli a Luigi Buzzi, passando per Gianluca Grancini e tanti altri. Alla fiaccolata anche diversi sindaci e rappresentanti di comuni della provincia: da Romoli a Caci, passando per Cataldi. Assente il sindaco di Viterbo e neanche l’ombra di un consigliere di maggioranza, così come non pervenuti tutti i “papaveri” del Pd. Assente il Movimento Cinque Stelle.

Come se certi simboli non fossero patrimonio di tutti.