

LATERA – A Latera, ridente e laboriosa comunità della nostra Tuscia, il progresso tecnologico ha varcato i cancelli del camposanto. Non si tratta di una nuova tassa, e nemmeno dell’ennesima promessa di un politico in cerca di voti, bensì di un’applicazione per smartphone battezzata con un nome che è tutto un programma: Aldilàpp.
Sì, avete capito bene. L’aldilà sbarca sugli schermi tascabili dei nostri telefoni cellulari. E Latera, borgo antico di pietre e silenzi, si ritiene (o si costringe a essere) all’avanguardia nella digitalizzazione del caro estinto.
L’invenzione non nasce a Latera, badate bene. L’idea originaria è roba toscana, per la precisione di Lucca, dove un gruppo di cervelli – evidentemente stanchi dei tradizionali mazzi di crisantemi appassiti nel vaso di zinco – ha pensato bene di fondare questa start-up. L’applicazione è gratuita, scaricabile sia per dispositivi iOS che Android, e promette di trasformare il cimitero in un luogo 2.0. A Latera, dove la novità è ora pienamente operativa, il cimitero comunale è stato mappato e digitalizzato. Tradotto in soldoni: le tombe hanno smesso di essere anonimi cumuli di marmo affidati alla memoria dei posteri e sono diventate geolocalizzate, rintracciabili come un ristorante buono su TripAdvisor o un parcheggio libero nel caos di Roma.
Il funzionamento della burocrazia celeste è di una semplicità disarmante, quasi cinica nella sua efficienza mercantile. Uno prende in mano il telefono, apre l’app e, tramite un motore di ricerca interno, digita il nome del defunto che sta cercando. A quel punto, il GPS del vostro smartphone vi prende per mano e vi guida letteralmente tra i vialetti del cimitero, conducendovi dritti davanti alla lapide giusta, come il navigatore satellitare vi porta alla trattoria fuori porta.
Ma non è finita qui. Se siete all’estero, se siete pigri, o se semplicemente avete litigato con la zia deceduta e non volete sprecare benzina per andare a trovarla, Aldilàpp vi offre un catalogo di servizi a distanza. Potete inviare fiori freschi o finti, richiedere la pulizia della lapide da parte di operatori in carne e ossa, accendere un cero virtuale sullo schermo che scalda forse più lo spirito che la pietra ma costa certamente meno in termini di cera stearica, e potete persino creare profili commemorativi arricchiti con fotografie, biografie, aneddoti e persino la cronistoria della vita del fu Carlino o della povera Marietta. Una sorta di Facebook post-mortem, dove il profilo non lo chiude Zuckerberg, ma il becchino.
Io non so voi, ma ho vissuto abbastanza a lungo per aver visto passare mode, rivoluzioni, guerre e ministeri caduti come pere cotte. Ho visto l’uomo mandare i razzi sull’altro lato della Luna e inventare il bidet elettrico. Ma confesso che l’idea di trovare la tomba di mio nonno geolocalizzata come un autovelox mi fa un certo effetto. C’è chi griderà allo scandalo, alla profanazione mercantile del sacro dolore, alla freddezza di un cero digitale che non brucia le dita. E c’è chi, d’altro canto, troverà in questa diavoleria un conforto moderno, un modo per accorciare le distanze con chi non c’è più, magari vivendo a duemila chilometri di distanza.
La verità è che il progresso non chiede il permesso. Varia i costumi, entra nelle tasche e, guarda un po’, finisce persino sottoterra. A Latera lo hanno capito prima di altri. E se passate da quelle parti, ricordatevi di spegnere la suoneria del telefono prima di entrare: non fosse mai che, tra un giglio digitale e l’altro, vi venisse a squillare la Marsigliese proprio mentre state meditando sulla brevità della vita.

















