La Pietà torna a Viterbo, La Fune chiede una gigantografia a piazza Crispi

La Pietà torna a Viterbo, La Fune chiede una gigantografia a piazza Crispi

Ci auguriamo che presto campeggerà a piazza Crispi una gigantografia de La Pietà e che questo capolavoro venga raccontato ai turisti nei punti di arrivo degli stessi. In primis la pensilina del Sacrario. Così magari il Civico potrebbe registrare un incremento delle entrate, anche perché quelle attuali più che l'apertura ne giustificherebbero la chiusura.

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Cambio della guardia al Museo Civico di Viterbo. Torna al suo posto, dopo la gloria dell’esposizione al National Gallery di Londra, La Pietà di Sebastiano Del Piombo. Percorso inverso per La Madonna col Bambino, tra San Giovanni Battista e Maria Maddalena del Mantegna.

Ieri il capolavoro di Sebastiano Del Piombo è arrivato “a casa”, nell’indifferenza più generale. E’ stato protagonista della mostra ‘Michelangelo & Sebastiano’, in cartello dal 15 marzo al 25 giugno in quello scrigno museale che affaccia su Trafalgar Square.

Il senso dell’importante esposizione la relazione tra i due grandi maestri del Rinascimento, dal 1510 al 1540. Del Piombo diventa amico di Michelangelo nel 1511, l’anno in cui il maestro porta a termine il capolavoro della Cappella Sistina a Roma. La loro collaborazione emerge in due opere: La Pietà (1512-1516) della chiesa di San Francesco a Viterbo e la Resurrezione di Lazzaro.

Un’opera di grandissimo valore, quella viterbese. Ma anche un’opera fantasma. E qui siamo quasi nel ridicolo. In questi mesi abbiamo visto campeggiare a piazza Crispi, dove affaccia il Civico, una gigantografica del dipinto di Mantegna. Azione giustissima. Il comico sta nel fatto che La Pietà di Sebastiano non ha mai avuto questa pubblicità. Le ragioni probabilmente vanno individuate nell’assenza di visione di chi ha amministrato e amministra Palazzo dei Priori. Alla fine dei conti l’opera del Mantegna è stata pubblicizzata per farlo sapere ai viterbesi. Quella di Del Piombo, seguendo questa logica, non ne avrebbe bisogno.

Come se “i gioielli” che una città ha non dovessero essere raccontati e messi in evidenza a chi viene da fuori. Il segno dell’immaturità sul fronte dell’accoglienza turistica e della sua massimizzazione economica del capoluogo della Tuscia.

Ci auguriamo che presto campeggerà a piazza Crispi una gigantografia de La Pietà e che questo capolavoro venga raccontato ai turisti nei punti di arrivo degli stessi. In primis la pensilina del Sacrario. Così magari il Civico potrebbe registrare un incremento delle entrate, anche perché quelle attuali più che l’apertura ne giustificherebbero la chiusura. Eppure di bellezza ne contiene molta. Quello che manca è una visione di città turistica e il mettere a frutto i beni. Succede quando si affida la gestione delle cose pubbliche a chi “campa del suo”, a ogni livello. Questo vale tanto per i sindaci quanto per gli impiegati.