Giovani della Tuscia dove siete? – Carlo Mancini (segretario Pd Viterbo): “Fate come l’ape e non come l’elefante”

Giovani della Tuscia dove siete? – Carlo Mancini (segretario Pd Viterbo): “Fate come l’ape e non come l’elefante”

Dove sono? Cosa pensano? Cosa possono fare per decidere il futuro del territorio le giovani generazioni e perché non lo stanno sostanzialmente facendo, rimanendo al margine dei luoghi delle decisioni. La Fune ha aperto uno spazio di riflessione e dibattito sull'argomento, invitando sostanzialmente tutti a intervenire. Basta scrivere il proprio intervento a [email protected]

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Dove sono? Cosa pensano? Cosa possono fare per decidere il futuro del territorio le giovani generazioni e perché non lo stanno sostanzialmente facendo, rimanendo al margine dei luoghi delle decisioni. La Fune ha aperto uno spazio di riflessione e dibattito sull’argomento, invitando sostanzialmente tutti a intervenire. Basta scrivere il proprio intervento a [email protected]

Cerchiamo il parere di giovani amministratori, di persone di altre generazioni. Politici, giornalisti, pezzi di società civile. Ci interessano tutti i pareri. Ecco una riflessione inviata in redazione dal segretario del Pd Viterbo Carlo Mancini. 
In questi giorni sto seguendo con grande interesse il dibattito “Giovani della Tuscia dove siete?” aperto dal vostro giornale. Leggendo gli interventi di Crescenzi e Profili (che condivido) mi sono tornate alla mente alcune considerazioni e riflessioni che non ho mai condiviso pubblicamente. Ma credo che questo dibattito possa essere il contesto più giusto dove esplicitarle.

Che le generazioni nate negli anni Ottanta e Novanta siano più penalizzate dal punto di vista lavorativo e previdenziale rispetto ai propri padri non lo dico certamente io, è un dato oggettivo. Che delle conquiste e dei diritti ottenuti con le lotte politiche e sindacali degli anni Settanta sia rimasto ben poco, purtroppo è una triste realtà.
Che i partiti siano sempre più distanti dai cittadini, in particolar modo dai giovani, di cui spesso cercano di scimmiottare linguaggi e slang senza però cercare mai un reale confronto, anche questo è sotto gli occhi di tutti.

Non è però mia intenzione alimentare una dicotomia giovani versus non giovani, che non solo non porta da nessuna parte ma anzi credo che sarebbe utile proprio a chi coltiva l’interesse di lasciare tutto com’è, in un limbo che garantisce i soliti noti e che fa imputridire i sogni e le speranze di chi magari questo territorio vorrebbe cambiarlo veramente.

Come un novello Esopo vorrei condividere pubblicamente alcune metafore riprese dal mondo animale, ma che illustrano molto bene pregi e difetti della natura umana. 

L’elefante. All’elefante, quando è ancora un cucciolo, gli viene incatenata la zampa a un paletto piantato a terra. Il cucciolo prova a dimenarsi ma niente da fare, non riesce a liberarsi. Prova ancora. Stesso risultato. Niente da fare. Finché si convince che sradicare quel maledetto paletto sia impossibile. E fa l’errore di smettere di provarci. Così quando è cresciuto, divenuto un esemplare adulto, avrebbe la forza per sradicare qualsiasi cosa, ma è sufficiente che il padrone gli leghi la zampa al paletto e lui se ne starà buono. La catena che lo lega non è più fisica ma mentale.

L’ape. L’ape è una delle più piccole creature del mondo animale. Microscopica se paragonata ad un elefante … Ma molto intelligente. Nonostante sia un animale laborioso, ha capito che da sola non riuscirà mai a costruire un rifugio, né tanto meno a difenderlo. Per questo, insieme alle altre compagne, costruisce l’alveare, produce il miele e, se vede minacciato l’alveare, che rappresenta il suo mondo, è pronta a morire per difenderlo perché, a differenza della vespa, all’ape, una volta staccato il pungiglione muore certamente. 

Alla luce di questa riflessione “naturalistica” vorrei lanciare il mio appello ai giovani. Viviamo in un territorio bellissimo, ricco di storia, arte, natura e soprattutto pieno di opportunità. Solo che non sempre riusciamo a coglierle.
Chi vi dice che va tutto male, che fa tutto schifo, che non vale la pena di impegnarsi, che è meglio barattare la propria libertà con un posto fisso, probabilmente sta facendo il suo gioco. Vi sta legando la “zampa” al paletto. Smetterete di lottare, smetterete di impegnarvi e quando vi accorgerete del male che vi hanno fatto sarà troppo tardi.

Non fate come l’elefante! Fate come l’ape. Mettetevi in rete con i vostri simili. Lavorate, studiate, impegnatevi. Rendete migliori Voi stessi e questo Territorio. Non voltatevi dall’ altra parte. Non dite mai “Io non ce la faccio”. Non dite nemmeno “Tanto non cambierà mai nulla”. È da perdenti. Non fatevi dire mai da nessuno che non siete capaci a fare qualcosa. Fregatevene e andate avanti. Sul vostro cammino troverete tante api come voi che magari hanno voglia di cambiare le cose. O perlomeno di provarci.

Amate, lottate, soffrite, sognate. E quando avete un sogno difendetelo contro tutto e tutti affinché nessuno provi a mettervi in catene, mentali o reali che siano.

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