Ecco Tipo Viterbo: una font che nasce dall’osservazione degli affreschi della Sala Regia

Ecco Tipo Viterbo: una font che nasce dall’osservazione degli affreschi della Sala Regia

Cinque grafici stanno lavorando alla realizzazione di una font ispirata ad un carattere tipografico presente in una iscrizione inserita negli affreschi della Sala Regia di Palazzo dei Priori. Eccola.

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Gli affreschi di Palazzo dei Priori ispirano una nuova font, che nasce dall’osservazione delle iscrizioni della Sala Regia. Il progetto denominato Tipo Viterbo, che potrebbe essere alla base di una vera e propria ricerca di una nuova identità visiva della Città, è stato ideato da Daniele Capo, che ha chiamato a raccolta alcuni grafici viterbesi, e sarà presentato sabato prossimo al Bic Lazio di Valle Faul a partire dalle 17 durante Librimmaginari. All’insolita “call” via Facebook del grafico ed esperto di caratteri tipografici, circa un anno fa hanno risposto Andrea Noceti, Stefano Frateiacci, Karlen Zamora Zúñiga e, successivamente, Silvia Piscopiello, insieme ai quali Capo ha iniziato il lavoro di studio del carattere che si trova in un affresco della Sala Regia di Palazzo dei Priori.

La font ha attirato l’attenzione del grafico innanzitutto perché in minuscolo, una rarità per l’epoca. Quando infatti fu affrescata la Sala Regia da Baldassarre Croce verso la fine del Cinquecento il carattere minuscolo non era molto diffuso nelle iscrizioni. Un fatto che può far pensare che la scritta possa essere stata aggiunta successivamente. In realtà si sono anche altri indizi stilistici, legati ad altre caratteristiche della font utilizzata, che collocano l’iscrizione più avanti rispetto alla realizzazione degli affreschi, tra la diffusione del Garamond sedicesimo secolo e le forme più rigide Bodoni del diciottesimo.

Il progetto consiste in due fasi. La prima di studio e la seconda di pura creazione. Inizialmente i cinque esperti hanno analizzato gli elementi che caratterizzano le lettere affrescate sulle pareti della Sala Regia per trarne collegialmente delle regole di massima da attuare nel disegno delle lettere. È qui che entra in campo la fase creativa. Ispirandosi alle caratteristiche della scritta della Sala Regia, la font è stata attualizzata, regolarizzata (in quanto l’iscrizione originale è irregolare) e modificata in base al gusto e allo stile dei cinque grafici.

Una volta stabilite le regole e definito il perimetro all’interno del quale operare è iniziato il disegno della font, sia in minuscolo che in maiuscolo, per un totale di un centinaio di segni. “È un lavoro – dicono – di interpretazione, astrazione e tecnica. Ci sono ovviamente dei particolari che ricordano la font originaria, ma quel che se ci coglie è essenzialmente il fatto che siamo stati ispirati da essa. E poi ci sono delle regole, che vanno rispettate”. Non essendo presenti tutte le lettere, l’astrazione è una fase fondamentale. Per rendere la font utilizzabile, infatti, i cinque hanno dovuto procedere a realizzare anche quelle assenti, seguendo gli stessi principi di quelle presenti.

Oltre a fondare un metodo interessante di disegno collettivo fatto di condivisione e unione di diverse professionalità applicato alla grafica, Tipo Viterbo propone infatti prospettive più ampie. In altri parti di Italia ed Europa Città, Regioni e Stati si sono dotati di caratteri tipografici che sono diventati l’espressione più evidente della ricerca di una nuova identità visiva territoriale. Di ciò si trovano esempi sia vicini che lontani. Da a Fara Sabina con il lavoro di Mauro Zennaro alla Val d’Aosta, dove Luciano Perondi e Jonathan Pierini hanno realizzato un progetto per la Regione, fino al Friuli Venezia Giulia, con un altro progetto di Perondi all’interno di quello sull’identità visiva di Leonardo Sonnoli. Lavori commissionati dalle Istituzioni che hanno deciso di attualizzare la propria immagine, partendo anche dalle font utilizzate.

Questo, anche se i cinque non ne parlano, potrebbe essere uno degli sbocchi del progetto, se sostenuto dalle istituzioni locali. Se così non fosse, eventualmente, per ampliare l’offerta di Tipo Viterbo e realizzare anche le varianti in grassetto e corsivo oltre ai caratteri speciali, ci sarebbe bisogno di fondi. Sul come reperirli però non c’è ancora un progetto preciso. Si potrebbe farlo anche con un crowdfunding o con la vendita al minuto del lavoro già fatto, o chissà quali altre soluzioni.

Quel che è certo però è che Tipo Viterbo, già così è una ricchezza per la comunità che valorizza la storia della Città tramite la ricerca e lo studio di professionisti, capaci di legare con efficacia la tradizione con la contemporaneità. Il tutto offrendo anche un metodo nuovo di lavoro. Un’opportunità per Viterbo.