Backstage – Immigrazione regolare, i numeri a Viterbo

Backstage – Immigrazione regolare, i numeri a Viterbo

Quando si parla di immigrazione, ci si riempie la bocca di slogan e frasi fatti. Per avere un quadro più preciso della situazione e più aderente alla realtà, bisogna confrontarsi con i numeri. In questo caso, è assai utile rifarsi alle tabelle pubblicate dal sito www.truenumers.it, ideato e diretto dal giornalista Marco Cobianchi, che illustra i dati riferiti a tutto il 2016, relativamente a coloro che sono in possesso di regolare permesso di soggiorno

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Quando si parla di immigrazione, ci si riempie spesso la bocca di slogan e frasi fatti. Per avere un quadro più preciso della situazione e più aderente alla realtà, bisogna confrontarsi con i numeri. In questo caso, è assai utile rifarsi alle tabelle pubblicate dal sito www.truenumers.it, ideato e diretto dal giornalista Marco Cobianchi, che illustra i dati riferiti a tutto il 2016, relativamente a coloro che hanno rinnovato o chiesto il permesso di soggiorno.

Va detto innanzitutto che la media nazionale è di 5359 immigrati regolari, ogni 100mila abitanti. Viterbo si colloca ben al di sotto di questo risultato con 4175 stranieri (sempre su 100mila residenti): in totale dunque meno di 13mila sull’intera provincia. Dati ancor più piccoli per le altre province del Lazio:  Rieti è a 4115, Latina 4343, Frosinone 2257. Nelle zone limitrofe la situazione non cambia di molto: Grosseto raggiunge quota 5634; Terni 5222, Arezzo 5112. Ben diverso il caso di Siena che sale ad una media di 7309, leggermente superiore a quella di Roma che ne totalizza 7252 ogni 100mila abitanti, con un totale che ammonta a 315.749. Che non è il record, in quanto la città con il maggior numero di immigrati regolarizzati è Milano con 384.853. In assoluto, la provincia che registra la maggiore incidenza è Prato con 17.113 permessi di soggiorno.

L’altro aspetto da mettere in evidenza è che nel 2016 in Italia i permessi concessi sono stati 3.247.129, dei quali la maggior parte al Nord (1.982.839), in particolare in Lombardia (818.725), seguita dal Lazio (371.642, la gran parte dei quali concentrati a Roma). Nella suddivisione territoriale, si nota poi che le presenze di stranieri diminuiscono drasticamente al Sud e il motivo è facilmente spiegabile in base alle condizioni economiche generali che evidentemente sono decisamente peggiori rispetto al ricco Nord e anche rispetto al Centro.  La prima provincia che non sia dell’Emilia Romagna, della Lombardia o della Toscana (che costituiscono il centro dell’immigrazione regolare in Italia), è Macerata, con 8.172 permessi ogni 100mila abitanti. La prima provincia di “vero” sud è, invece, Ragusa, con 4.293 concessioni e rinnovi su 100mila abitanti. In coda alla graduatoria Enna e Oristano, non a caso tra le province più povere d’Italia. La sintesi è molto semplice: gli immigrati si stabiliscono dove maggiori sono le possibilità di trovare lavoro e di assicurare un futuro a famiglia e figli.

Da sfatare anche il mito in base al quale si arriva in Italia per lavorare: in realtà, la maggioranza dei permessi è per motivi di famiglia (1.380.925, il 42,5% del totale), seguito dal lavoro subordinato (39,4%); le concessioni legate all’asilo politico rappresentano il 5,3% e quelle per motivi religiosi appena lo 0,7%. Da dove arrivano gli immigrati? Anche in questo caso, va sfatata l’idea dell’invasione africana perché le provenienze sono pressoché equamente suddivise tra Europa (928.559), Africa (982.377) e Asia (978.614). Gli europei sono maggiormente presenti nel Nord Est e provengono soprattutto da Ucraina, Moldova, Balcani. A Nord Ovest invece prevalgono gli africani; gli asiatici sono maggiormente concentrati nel Centro (soprattutto i cinesi in Toscana); al Sud, anche se – come detto – su livelli decisamente minori, si registra grande equilibrio.

Da notare, infine, che la situazione in Italia non è particolarmente drammatica: la Germania ad esempio si è fatta carico negli anni scorsi di accogliere un gran numero di siriani. Tutto questo non significa che bisogna abbassare la guardia: l’immigrazione clandestina va fermata intervenendo alla radice, cioè in quei Paesi dai quali partono i barconi della speranza e, purtroppo talvolta, anche della morte. La situazione è questa e i numeri parlano chiaro: certi fenomeni vanno gestiti, non artatamente ingigantiti.