Backstage – Cosa resterà di questi ultimi 5 anni

Backstage – Cosa resterà di questi ultimi 5 anni

Quando un'amministrazione comunale finisce il suo percorso, come accade per Viterbo chiamata oggi al voto per l'assise di Palazzo dei Priori, è lecito e naturale porsi una semplice domanda: rispetto a 5 anni fa, la città è migliorata, peggiorata o è rimasta sostanzialmente uguale?

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Quando un’amministrazione comunale finisce il suo percorso, come accade per Viterbo chiamata oggi al voto per l’assise di Palazzo dei Priori, è lecito e naturale porsi una semplice domanda: rispetto a 5 anni fa, la città è migliorata, peggiorata o è rimasta sostanzialmente uguale? Per dare una risposta, non c’è bisogno di scomodare sociologi o esperti di varia natura: basta affidarsi al comune sentire. Che è termometro empirico, ma spesso riesce a “capire” meglio di qualunque dotta dissertazione. A Viterbo la percezione generale è che le cose non siano globalmente migliorate nell’ultimo quinquennio, anzi in generale siano piuttosto peggiorate. Che piaccia o no, questo sostiene il popolo a tutti i livelli. Anche tra coloro che convintamente cinque anni fa sostennero Michelini e i partiti della sua coalizione, oggi la delusione è abbastanza radicata.

Sulle motivazioni che hanno impedito ad un centrosinistra allargato a varie componenti di centrodestra di imporsi e di amministrare al meglio, ci sarebbe molto da discutere. Non è il momento e forse non è nemmeno il caso. Il dato di fatto oggettivo è che oggi, come nel 2013 nei confronti dell’allora sindaco uscente Giulio Marini, prevale il sentimento del rinnovamento. Provare a cambiare pagina per dare una spinta in più a Viterbo. I temi sono sempre gli stessi: termalismo e centro storico, turismo e infrastrutture, Poggino e strade “bucate”… Ma se da tempo immemorabile si parla sempre delle stesse cose, significa semplicemente che quelle problematiche non sono state risolte. E questa è una colpa che attiene all’intera classe dirigente che si è alternata negli ultimi decenni.

Leonardo Michelini è stato un sindaco troppo gentiluomo, nel senso che guidare un comune di medie proporzioni implica fare politica. Non basta, insomma, limitarsi all’amministrazione. E la politica (come sosteneva Rino Formica, uno dei big del craxismo) è “sangue e merda” e con queste componenti (non propriamente piacevoli) bisogna sporcarsi le mani. Il sindaco uscente non lo ha fatto e ne ha pagato le conseguenze in termini di incisività dell’azione amministrativa. Ad esempio, nei mesi in cui la fronda di 7 consiglieri di maggioranza bloccò l’intera macchina comunale, sarebbe probabilmente servito un gesto forte come le dimissioni. Tanto, ci sono poi 20 giorni per confermarle o ritirarle. In quel periodo si doveva addivenire ad una soluzione, qualunque essa fosse, chiara e plausibile. E invece le cose andarono avanti troppo a lungo e poi, quasi per inerzia, si arrivò ad una ricomposizione formale. Poiché nella sostanza, le fratture non furono mai sanate con esiti che si son fatti sentire anche al momento della designazione del candidato sindaco del Pd. Ma Michelini ha fatto certamente politica quando ha defenestrato l’allora assessore all’ambiente Andrea Vannini (il migliore fra quanto si sono succeduti in giunta) per pagare una “cambiale” elettorale.

Questo è il quadro in cui oggi ci recheremo alle urne. Con la prospettiva abbastanza certa di dover tornare a votare tra 15 giorni per il ballottaggio. Difficile fare previsioni: sia perché si tratta di un voto locale, sia per l’enorme numero di candidati consiglieri (oltre 500), sia per la possibilità di esprimere il voto disgiunto. Lo scrutinio, per la cronaca, comincerà alle 23, subito dopo la chiusura dei seggi. In nottata i risultati.

Buona fortuna a tutti.