Backstage – Anche la satira ha confini insuperabili

Backstage – Anche la satira ha confini insuperabili

Durante una recente trasmissione televisiva, Gene Gnocchi ha affermato che il maiale che girava per Roma si chiama Claretta Petacci, paragonando dunque un nobile e utilissimo animale alla donna che fu uccisa soltanto perché amante di Benito Mussolini. Una battuta infelice e inutilmente offensiva che il comico di Parma avrebbe fatto assai meglio ad evitare

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Il fatto è noto ed è stato già sviscerato da autorevolissimi commentatori, ma vale la pena tornarci su perché è mancata (a giudizio di chi scrive) quella presa di coscienza popolare che pure si era manifestata in ogni modo in circostanze precedenti, ad esempio con le espressioni di solidarietà a Charlie Hebdo, che si era permesso di usare la satira per criticare alcuni comportamenti degli islamici. Allora, durante una recente trasmissione televisiva, Gene Gnocchi ha affermato che il maiale che girava per Roma si chiama Claretta Petacci, paragonando dunque un nobile e utilissimo animale alla donna che fu uccisa soltanto perché amante di Benito Mussolini.

Una battuta infelice e inutilmente offensiva che il comico di Parma avrebbe fatto assai meglio ad evitare. Non perché non debba essere consentito a chiunque di esprimere le proprie opinioni, magari anche usando toni forti e/o canzonatori, ma per il semplice fatto che si è voluto infierire in maniera volgare sulla memoria di una persona che non ebbe colpa alcuna nei comportamenti del duce, ma che per amore ne condivise anche gli ultimi giorni pagando con la vita tale fedeltà. Lo ha ricordato, tra gli altri, in uno splendido articolo per La Stampa Mattia Feltri sottolineando pure che era stato Sandro Pertini (uno che di certo non poteva essere accusato di qualunque tipo di collusione con il fascismo) ad affermare che Claretta “ebbe la sola colpa di amare”.

La storia ha già giudicato Mussolini (e non è certo questa la sede idonea per un’ulteriore analisi), mentre la cronaca ci ha tramandato anche delle decine di amanti che si concedevano all’uomo che per un paio di decenni fu osannato praticamente da tutti in Italia. La Petacci fu la più nota, ma anche la più fedele e proprio per questo fu fucilata. Con l’aggiunta dell’esposizione del corpo al pubblico ludibrio in piazzale Loreto: non meritava di essere uccisa e non meritava neppure quell’ulteriore umiliazione. A maggior ragione, non merita oggi di essere paragonata ad un maiale che gira per le strade di Roma. La satira e la libertà di espressione vanno tutelate, ma hanno dei limiti che proprio nessuno può permettersi di superare.