

SUTRI – Vi è mai capitato ascoltare alcuni gestori di bar e ristoranti dichiarare che si sono trovati a gestire un flusso di clienti inverosimile? Tanto da dire, scherzando, “così non arriviamo a fine maggio “. E’ accaduto a Sutri, dove l’iniziativa Sutri in Fiore ha riscosso un successo inaspettato, nei primi tre fine settimana dalla partenza della manifestazione, il 18 aprile.
Lo scetticismo iniziale, unito a qualche gufo di troppo, è stato smentito dal successo dell’iniziativa. Questo ci invita a fare diverse considerazioni sulla necessità di fare rete, perché è innegabile che ci sia un filo sottile che in questo momento lega la Tuscia, sono le iniziative legate a Tuscia in Fiore, dove i colori dei fiori si mescolano con i profumi e i sapori dei vari territori che caratterizzano questa splendida parte
dell’Italia Centrale. Un filo che deve unire, legare i vari comuni, pur nelle loro diversità culturali e territoriali, in un contesto di grande condivisione del marchio Tuscia.
C’è una strada maestra tracciata negli anni, dove ogni comparto: istituzioni provinciali, amministrazioni locali, enti di sviluppo turistico ed economico, associazioni e soprattutto i cittadini; può confrontarsi e contribuire alla creazione di progetti per dare maggiore
visibilità al nostro territorio.
Non è l’evento in sé, peraltro attraente e significativo, che ogni comune offre nel weekend di programmazione, ma l’idea che i fiori siano il pretesto per un progetto di decoro urbano volto a emulare, se non superare, quello che offrono regioni, anche a noi limitrofe, molto più
virtuose e avanti nell’idea di decoro e bellezza dei centri storici. Appunto, il nòcciolo del problema è questo, come rivitalizzare centri storici altrimenti in degrado e in abbandono.
C’è un pregiudizio culturale, insito nella testa di ognuno di noi: le cose fatte dagli altri sono sempre più belle. Umbria, Toscana? Tanto per citare, ma nel momento in cui chiedi sacrifici ai cittadini dei nostri comuni, molti si barricano dietro al mai fuori moda “ma tanto da noi
non funziona”. Salvo però lamentarsi di una chiusura del centro storico di troppo, o di fregarsene di curare i propri davanzali e vicoli, come se fosse esclusivo obbligo delle amministrazioni, che certo devono fare la loro parte ma non possono arrivare dappertutto.
Sarebbe veramente clamoroso che i cittadini prendessero a cuore definitivamente la cura dei vicoli e delle piazzette, nell’interesse di loro stessi e di tutta la collettività.


















