

VITERBO — C’è una categoria di concittadini che non legge i giornali, non rispetta le regole e, soprattutto, non possiede quel minimo organo che la natura ha battezzato col nome di cervello, sostituendolo con una poltiglia informe di vandalismo e noia.
Nella notte tra sabato e domenica, nel cuore stesso di Viterbo, a piazza del Comune, s’è consumato l’ennesimo capolavoro di questa genia. Hanno preso il defibrillatore della postazione fissa, l’hanno divelto e buttato a terra. Un apparecchio salvavita. Una di quelle cose che servono a strappare alla morte un cristiano col cuore che fa i capricci, un padre di famiglia, un passante qualunque.
Ci sono città che lottano per anni, che mettono insieme i soldi, la buona volontà e la decenza per dotarsi di una minima parvenza di civiltà, diventando “cardioprotette”. E poi basta un cretino qualsiasi, protetto dalle tenebre e armato di una violenza cretina, per buttare tutto all’aria. Perché la vista di uno strumento utile dà fastidio agli imbecilli. La pulizia morale li offende.
Ora, la retorica vorrebbe che io vi dicessi che bisogna educarli. Io vi dico invece che bisogna punirli. E severamente.
Il centro storico è pieno di telecamere. Ogni pietra, ogni vicolo, ogni angolo di quella piazza è filmato e registrato. Gli autori di questo scempio devono essere individuati in ventiquattro ore. E quando li avranno presi, non ci vengano a raccontare la storiella del disagio giovanile o della goliardia ubriaca: qui siamo di fronte a dei delinquenti puri e semplici. E lo Stato, se esiste ancora, ha il dovere di colpirli con una punizione esemplare, durissima, tale da far passare la voglia a chiunque altro di fare il gradasso con la pelle della gente.
Perché se tolleriamo che si prenda a calci la vita degli altri, vuol dire che abbiamo deciso di chiudere baracca e di arrenderci alla barbarie. E Viterbo merita decisamente di meglio.

















