La feccia in piazza: vandalizzato defibrillatore in piazza del Comune
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Ora, la retorica vorrebbe che io vi dicessi che bisogna educarli. Io vi dico invece che bisogna punirli. E severamente.

VITERBO — C’è una categoria di concittadini che non legge i giornali, non rispetta le regole e, soprattutto, non possiede quel minimo organo che la natura ha battezzato col nome di cervello, sostituendolo con una poltiglia informe di vandalismo e noia.

Nella notte tra sabato e domenica, nel cuore stesso di Viterbo, a piazza del Comune, s’è consumato l’ennesimo capolavoro di questa genia. Hanno preso il defibrillatore della postazione fissa, l’hanno divelto e buttato a terra. Un apparecchio salvavita. Una di quelle cose che servono a strappare alla morte un cristiano col cuore che fa i capricci, un padre di famiglia, un passante qualunque.

Ci sono città che lottano per anni, che mettono insieme i soldi, la buona volontà e la decenza per dotarsi di una minima parvenza di civiltà, diventando “cardioprotette”. E poi basta un cretino qualsiasi, protetto dalle tenebre e armato di una violenza cretina, per buttare tutto all’aria. Perché la vista di uno strumento utile dà fastidio agli imbecilli. La pulizia morale li offende.

Ora, la retorica vorrebbe che io vi dicessi che bisogna educarli. Io vi dico invece che bisogna punirli. E severamente.

Il centro storico è pieno di telecamere. Ogni pietra, ogni vicolo, ogni angolo di quella piazza è filmato e registrato. Gli autori di questo scempio devono essere individuati in ventiquattro ore. E quando li avranno presi, non ci vengano a raccontare la storiella del disagio giovanile o della goliardia ubriaca: qui siamo di fronte a dei delinquenti puri e semplici. E lo Stato, se esiste ancora, ha il dovere di colpirli con una punizione esemplare, durissima, tale da far passare la voglia a chiunque altro di fare il gradasso con la pelle della gente.

Perché se tolleriamo che si prenda a calci la vita degli altri, vuol dire che abbiamo deciso di chiudere baracca e di arrenderci alla barbarie. E Viterbo merita decisamente di meglio.

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Per quindici anni la madre del grande Napoleone fu sepolta nella chiesa delle Monache Passioniste a Tarquinia.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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