La democrazia non si difende indicando la porta
botana-martin-luther-3958806
lafune_800 x 120
Le regole devono valere per tutti, ma quanto accaduto a Ceuta mostra quanto rapidamente un’emergenza reale possa trasformarsi in una colpa collettiva, facendo degli immigrati non più persone da giudicare per i loro comportamenti, ma sospetti permanenti da respingere come gruppo.

PIETRE – Ceuta ha vissuto qualcosa che non può essere minimizzato. In poche ore decine di migliaia di persone hanno attraversato il confine dal Marocco, a nuoto o superando le barriere, travolgendo la capacità di accoglienza di una città di circa ottantamila abitanti. Almeno 67 persone sono morte, soprattutto annegate o schiacciate, mentre più di 48 mila sono poi rientrate in Marocco. Lo Stato spagnolo ha ammesso di non avere previsto la dimensione della crisi e ha schierato militari, polizia e Guardia Civil, mentre venivano installate nuove barriere sul confine marittimo. Non era una normale giornata di immigrazione irregolare, ma una rottura improvvisa dell’ordine pubblico, una tragedia umanitaria e un fallimento politico che ha lasciato i residenti impauriti e disorientati.

Proprio perché la paura era reale, ciò che è accaduto dopo deve preoccuparci. In alcuni quartieri gli abitanti hanno innalzato barricate e organizzato ronde improvvisate per impedire ai migranti di entrare. Le cronache hanno mostrato persino bambini con catene e mazze, convinti di dover proteggere madri e sorelle. È il momento nel quale una comunità rischia di smettere di chiedere allo Stato sicurezza e comincia ad attribuirsi il diritto di stabilire chi possa passare, chi debba essere respinto e chi, per il solo aspetto, rappresenti una minaccia.

Il confine tra legalità e discriminazione

Non si può chiedere a chi vive a Ceuta di ignorare intrusioni, furti, aggressioni o la sensazione di essere stato abbandonato. La solidarietà non consiste nel negare i fatti e l’accoglienza non può significare lasciare una città senza regole. Chi entra illegalmente deve essere identificato, chi commette un reato deve essere perseguito e chi non possiede titolo per restare deve essere sottoposto alle procedure previste dalla legge. Ma tra il ripristino della legalità e la trasformazione di ogni migrante in un invasore esiste il confine sul quale si misura una democrazia.

La democrazia non è debole perché accoglie, ascolta e riconosce le differenze, diventa debole quando perde il controllo del territorio e poi lascia che la paura venga amministrata da barricate, ronde e propaganda. A Ceuta la parola “invasione” ha finito per cancellare le persone, compresi adolescenti e minorenni, spinti dalla povertà, dalle reti criminali e da informazioni false diffuse sui social. Molti sono tornati indietro quasi subito, altri sono morti cercando di raggiungere una frontiera che immaginavano aperta.

Il contesto locale e il valore delle regole

Il problema riguarda anche noi. Nella Tuscia il razzismo non è un pericolo astratto, come mostrano lo striscione con la parola “Remigrazione” esposto a Viterbo, gli insulti razzisti denunciati dopo la partita Under 17 tra Tarquinia e Tolfa e l’indagine che ha coinvolto un ventenne viterbese per propaganda neonazista, suprematista e antisemita online. Sono episodi diversi, che non devono essere confusi e non autorizzano giudizi anticipati sulle responsabilità individuali, ma indicano quanto facilmente il disprezzo dell’altro possa entrare nel linguaggio pubblico, negli ambienti giovanili e nelle piattaforme digitali.

La forza della democrazia consiste nel giudicare i comportamenti e non le appartenenze. La violenza contro una donna, l’omofobia, il fanatismo religioso, l’antisemitismo e l’aggressione devono essere combattuti ovunque si manifestino, senza indulgenze culturali, ma anche senza doppi criteri. Un reato commesso da uno straniero non può diventare il processo a una religione o a un’intera comunità, così come il razzismo di un italiano non trasforma tutti gli italiani in razzisti.

Integrazione e responsabilità condivisa

L’integrazione non coincide con l’assimilazione e non significa chiedere a chi arriva di cancellare la propria storia. Significa costruire un terreno comune fondato sulla lingua, sulla scuola, sul lavoro regolare, sulla partecipazione sociale, sull’uguaglianza tra uomini e donne e sul rispetto della legge. Una donna deve essere libera di indossare un simbolo religioso e altrettanto libera di rifiutarlo, una famiglia può conservare lingua e tradizioni, ma non usarle per limitare la libertà dei propri membri.

Ceuta ci consegna quindi una doppia lezione. Uno Stato che non governa i confini, non prepara l’accoglienza e non protegge i cittadini alimenta la paura, ma una comunità che risponde costruendo barricate contro esseri umani indistinti comincia a perdere la propria anima democratica. Sicurezza e solidarietà non sono alternative, perché una società sicura non produce persone invisibili, ricattabili e segregate, mentre una società solidale non rinuncia alle regole.

La democrazia deve saper chiudere un varco senza chiudere la propria coscienza, perseguire chi delinque senza trasformare l’origine in una colpa, difendere i cittadini senza insegnare ai bambini che una mazza, un coltello o una catena siano strumenti legittimi di appartenenza. Non si costruisce una nazione indicando la porta a intere comunità, ma stabilendo una legge comune, pretendendo che tutti la rispettino e garantendo che nessuno venga giudicato prima ancora di aver agito.

Fisioterapy Center 800x120
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Fune 300x300
monastero interno
Foto Fisioterapy Center
asvis 2
Jeep_Compass_apex_300x300_200
aiac_banner_01
TdP_Inalazioni
Masicar300x300-optimize
lafune_300 x 600
POST FB 02
domenicale post
Onda