"Dovremmo pensare meno ai fatti nostri e più a quelli di tutti", il messaggio di fine anno che non puoi non ascoltare
Antoniozzi
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In viterbese, il messaggio di un marito qualunque a cui la moglie chiede di fare il discorso di fine anno. E così ci racconta chi sono i viterbesi, cosa era e cosa è questa città. Divertente, ma anche amaro. A tratti commovente. A voi Alfonso Antoniozzi.

Un viterbese solo, davanti alla telecamera perché risponde a una richiesta della moglie: fare i buoni propositi per l’anno nuovo. Un volto rassegnato, di quelli che sono incazzati neri ma che tengono ormai il fuoco sotto la cenere di una vita che te ne ha fatte vedere troppe. Che ti ha spinto alla rassegnazione.

Ma le parole iniziano a uscire e danno ossigeno a quel fuoco di speranza. E così ci sono momenti di questo video di fine anno e di augurio per il nuovo, regalato ai viterbesi da Alfonso Antoniozzi, in cui rimani bloccati e dentro ti trema qualcosa.

Un messaggio chiaro su cosa è questo territorio e come siamo diventati. Un’idea accesa su quello che andrebbe fatto: “Pensare meno ai cazzi nostri e più a quelli di tutti. Perché è così che in realtà facciamo meglio anche i nostri”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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