Zingaretti, Panunzi e Valentini per Orlando: “Cambiare il Pd per cambiare l’Italia”

Zingaretti, Panunzi e Valentini per Orlando: “Cambiare il Pd per cambiare l’Italia”

Eccoli lì schierati: Nick Zingaretti, presidente del Lazio, e i consiglieri regionali Enrico Panunzi e Riccardo Valentini. Tutti insieme appassionatamente per sostenere il ministro della Giustizia Andrea Orlando alla segreteria del Pd. Contro Renzi? "No, per salvare il Partito democratico", sottolineano in coro sia pure con accenti diversi.

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zingaretti 2Eccoli lì schierati: Nick Zingaretti, presidente del Lazio, e i consiglieri regionali Enrico Panunzi e Riccardo Valentini. Tutti insieme appassionatamente per sostenere il ministro della Giustizia Andrea Orlando alla segreteria del Pd. Contro Renzi? “No, per salvare il Partito democratico”, sottolineano in coro sia pure con accenti diversi. Già perché il magnifico (?) isolamento del referendum del 4 dicembre ha prodotto sconquassi negli eredi dell’Ulivo: il governo si è dimesso, il segretario pure (che poi sono la stessa persona), qualcuno se ne è andato, molti sono rimasti. Tutti vogliono che le cose cambino: il Matteo fiorentino che rivendica come tutto suo il 40% del voto referendario e che quindi si ricandida per la guida del partito, seggiola da cui si propone di spiccare il volo nuovamente verso Palazzo Chigi. Ma le cose non stanno esattamente così, almeno non per coloro che contendono la leadership a Renzi: il “soli contro il resto del mondo” non funziona e non serve. “I sondaggi – chiosa il Montalbano de’ Noantri – sono sondaggi, ma qualcosa dicono. Già oggi il 41% delle Europee di qualche anno fa è un lontanissimo ricordo: di fronte al blocco del centrodestra che alla fine si ricompatta sempre (soprattutto alle amministrative) e il Movimento Cinquestelle, la nostra risposta è stata finora quella di mettere sempre le dita negli occhi degli altri, di tutti. Anche degli alleati. Così non si va da nessuna parte”.

Ma le spiegazioni dell’appoggio al Guardasigilli  sono più ampie e variegate. Sempre Zingaretti: “Ricordo che il Partito democratico nacque per unire per i riformismi. Oggi questo assioma dov’è finito? Sottolineo pure che siamo cresciuti quando abbiamo saputo coniugare pluralismo e unità. Oggi siamo semplicemente divisi su tutto e la pluralità delle posizioni non trova una sintesi. Chi non era allineato, era praticamente escluso da tutti i meccanismi decisionali. Tre anni fa non appoggiai Renzi nella scalata alla segreteria, ma poi quando fu eletto, sono stato disciplinatamente al suo fianco. Al referendum ho votato sì, pur non condividendo in toto l’impianto delle riforme perché l’alternativa era alla fine il cambiamento di fronte al mantenimento statico della situazione. Mi chiedo se non sarebbe stato il caso di ascoltare anche il parere degli altri, di chi magari poteva dare un contributo di miglioramenti. Non si sono volute ascoltare le voci discordi e si è deciso di andare al muro contro muro e da soli. Con risultati deprimenti”. Ma il “je accuse” non si ferma qui: “Se siamo plurali, cioè teniamo in conto le idee e le proposte di tutti, e uniti quando si raggiunge la sintesi, siamo in grado di elaborare una proposta credibile che ci consenta la guida del Paese. Solo così si mette un freno agli estremismi e ai populismi: perché la gente ragiona ed è capace di distinguere i progetti seri dalle fantasie”. Le stoccate contro Renzi non si fermano: “Ci siamo progressivamente allontanati dalle esigenze concrete dei cittadini. E questo è un gravissimo vulnus: alle richieste abbiamo dato risposte vaghe e gli elettori ci stanno voltando le spalle. Ma siamo ancora in tempo: serve un leader che unisca, che faccia solo il segretario del partito, che sappia costruire un’alleanza competitiva in grado di vincere le elezioni. Nel Lazio 4 anni fa lo abbiamo fatto: non fu facile, ma alla fine rispetto al dato nazionale la nostra coalizione raccolse 360mila voti in più. Chiediamoci, ad esempio, perché l’80% dei giovani ha votato no al referendum… E chiediamoci perché non sia possibile una gradualità dell’imposizione fiscale. Abbiamo dato la percezione dell’abbandono, di lasciare solo e al suo destino chi ha bisogno”.zingaretti 1

C’è anche il tempo per rivendicare successi alla guida del Lazio: “Nella sanità – elenca soddisfatto – eravamo una Regione commissariata che poteva sostituire con le assunzioni solo il 10% di chi andava in pensione. Nel 2013 abbiamo fatto 60 assunzioni; quest’anno ne faremo 1700 e altrettanto l’anno prossimo. Abbiamo ereditato una Cotral con 26 milioni di debito e sull’orlo del fallimento, oggi è un’azienda risanata che acquista nuovi mezzi (gli ultimi erano stati acquistati per i Mondiali di calcio del 1990…) e che assume pure. Dunque, le cose si possono fare senza insultare e senza chiudersi nel fortino”. “Alla Pisana – aggiunge Panunzi – la coalizione va dai cattolici centristi a Sel: si discute, si ragiona e poi si fa la sintesi. Mi permetto solo di aggiungere che il Pd è l’unico partito che fa ancora il congresso per eleggere il segretario. Negli altri, in tutti gli altri, c’è uno che comanda e decide per tutti. Appoggio Orlando perché sono stanco di litigi e contrapposizioni”. “Su molti temi – si inserisce Valentini – siamo sempre in ritardo, un passo indietro. Penso all’immigrazione, ad esempio. E sul reddito di cittadinanza proposto dai Cinquestelle, che cosa rispondiamo? Ma penso anche all’Imu agricola che è stata abolita per tutti. Anche per i gradi proprietari terrieri che posseggono mille ettari. Possibile che non si potesse trovare una certa gradualità?”. Come dire che è sbagliato e ingiusto equiparare il piccolo coltivatore diretto al latifondista, ma tant’è.

La sintesi è racchiusa nello slogan “Cambiare il Pd”. Non solo per mutare gli organismi e i dirigenti interni, ma soprattutto per cambiare l’Italia. Che è poi la vera, grande sfida. Si farà ancora in tempo?

Natale Viterbo