Virus del Nilo, a Viterbo infettati dei cavalli

Virus del Nilo, a Viterbo infettati dei cavalli

Virus del Nilo, anche a Viterbo le zanzare infette. Nelle scorse settimane infatti sono stati colpiti dei cavalli. Viterbo è all'interno di una lista piuttosto lunga di province: Reggio Emilia, Ravenna, Modena, Venezia, Rovigo, Brescia, Cremona, Bologna, Ferrara, Padova, Verona, Oristano, Mantova, Novara, Pavia, Milano, Piacenza, Lodi, Treviso, Vicenza, Livorno.

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Virus del Nilo, anche a Viterbo le zanzare infette. Nelle scorse settimane infatti sono stati colpiti dei cavalli. Così il Centro Nazionale Sangue ha disposto la sospensione temporanea per 28 giorni dei donatori di sangue e di emocomponenti che abbiano soggiornato anche solo per una notte nella stagione estivo-autunnale 2017 nel Viterbese. Continueranno invece le normali donazioni per i cittadini viterbesi che andranno a donare sul territorio, questo grazie al lavoro della Asl locale che ha predisposto test specifici per i donatori (NET), capaci di individuare l’eventuale presenza del virus.

Viterbo è all’interno di una lista piuttosto lunga di province: Reggio Emilia, Ravenna, Modena, Venezia, Rovigo, Brescia, Cremona, Bologna, Ferrara, Padova, Verona, Oristano, Mantova, Novara, Pavia, Milano, Piacenza, Lodi, Treviso, Vicenza, Livorno.

Di cosa si tratta

Un virus dal nome esotico, trasmesso dalla zanzara Aedes Aegypti, che viaggia attraverso la circolazione sanguigna fino a raggiungere il cervello e il midollo spinale, provocando un’infiammazione che può dare sintomi neurologici gravi e potenzialmente fatali.

Il problema è legato al virus del Nilo Occidentale (West Nile Virus), un arbovirus di origine africana che solo accidentalmente può infettare l’uomo, ma che da qualche anno colpisce in Italia, soprattutto nell’area della Pianura Padana.

Le parole del direttore Dipartimento Malattie Infettive Gianni Rezza

“Il virus compare in Italia in agosto-settembre, viaggia con gli uccelli e viene trasmesso dalla zanzara culex, la zanzara comune. In particolare – spiega all’Adnkronos Salute Gianni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità – quest’infezione tende a colpire il cavallo e l’uomo. L’infezione umana è in oltre l’80% dei casi asintomatica; nel restante 20% dei casi i sintomi sono quelli di una sindrome pseudo-influenzale, ma nell’1% l’infezione virale può provocare meningite o meningo-encefalite. Insomma, si tratta di un’infezione più grave della Chikungunya, a cui sono risultate positive tre persone ad Anzio.

Il Virus del Nilo Occidentale ha avuto origine «in Africa molti anni fa, ma poi si è diffuso in tutto il mondo ed oggi è arrivato ad interessare anche Australia, Asia, Europa e Nord America – continua Rezza – L’infezione è stata diagnosticata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1999. Il virus si trasmette solo direttamente, attraverso le zanzare, ma non da cavallo a cavallo o da cavallo a uomo.

Ogni anno abbiamo nel nostro Paese qualche decina di casi sporadici, ma le infezioni sono più numerose perché asintomatiche, ecco perché è opportuno lo stop delle donazioni di sangue”.

Cosa si contrasta la diffusione del virus

“La disinfestazione delle zanzare è l’arma migliore”, assicura l’esperto. Le evidenze scientifiche nazionali ed internazionali hanno dimostrato l’efficacia dei piani di sorveglianza sistematica delle catture di zanzare vettrici e di sorveglianza attiva degli uccelli selvatici per fornire informazioni precoci sulla circolazione del West Nile Virus.

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