“Tuscia, io non mi aspettavo fosse così bella”. Intervista a Daniela Stampatori, dal 2009 guida visitatori curiosi nei migliori luoghi del territorio

“Tuscia, io non mi aspettavo fosse così bella”. Intervista a Daniela Stampatori, dal 2009 guida visitatori curiosi nei migliori luoghi del territorio

L'abbiamo intervistata per farci dare alcune dritte su come regalarsi qualche momento magico nel Viterbese, posto che conosce bene e che dal 2009 a oggi (suo primo anno di lavoro come guida) ha attraversato in lungo e largo. Ma anche per capire qualcosa di più sul turismo che si sta sviluppando sul territorio.

ADimensione Font+- Stampa

di Roberto Pomi

“Io non mi aspettavo fosse così bella”. Questa la frase che la guida turistica Daniela Stampatori ha modo di registrare più volte durante l’anno, al termine di ogni visita. A essere etichettata con termini di entusiasmo è la Tuscia. Un territorio poco conosciuto – fatta eccezione per Civita di Bagnoregio che negli ultimi anni è diventata una meta ambita dal turismo nazionale e internazionale – ma ricco di bellezze storico-archeologiche, boschi, laghi, sapori sorprendenti e veri e propri tesori.

L’abbiamo intervistata per farci dare alcune dritte su come regalarsi qualche momento magico nel Viterbese, posto che conosce bene e che dal 2009 a oggi (suo primo anno di lavoro come guida) ha attraversato in lungo e largo. Ma anche per capire qualcosa di più sul turismo che si sta sviluppando sul territorio.

 

 

Parlaci di turismo, del turismo nella Tuscia.

“E’ un turismo meraviglioso. Slow, tranquillo, di qualità. Le persone vengono qui a rilassarsi, non c’è la ressa. Alla gente piace e viene perché ha sentito parlare di questa terra. Arriva che non ne sa molto, poi è tutta una sorpresa. E infine la frase classica quando ti salutano: “Io non mi aspettavo fosse così bella”.

Come dargli torno. La Tuscia, Viterbo stessa sono posti di valore. Si mangia bene, si spende poco. Le persone apprezzano questo e la grande tranquillità. C’è serenità, un clima molto sereno nella frequentazione dei nostri luoghi”.

Quanti giorni servono per una visita ideale?

“Almeno cinque giorni. Tra i luoghi imperdibili metterei Viterbo, Bomarzo con il Parco dei Mostri e tutta la filiera dei giardini manieristi: Villa Lante a Bagnaia, Palazzo Farnese a Caprarola e infine Vignanello con il Castello Ruspoli.

Sicuramente merita la visita anche Tuscania, con le due basiliche: San Pietro e Santa Maria Maggiore. Così come Tarquinia: le tombe etrusche, il Museo Nazionale Etrusco e lo stratosferico borgo medioevale. E’ davvero stratosferico, una sorpresa. Noi parliamo sempre di San Gimignano ma Tarquinia ha un sistema di torri meraviglioso. Se la si guarda dalla Valle del Marta è un colpo d’occhio unico.

Poi c’è tutta la zona del lago. Da Bolsena a Montefiascone, passando per Capodimonte. Sul litorale da non perdere è Vulci e il suo parco archeologico.

Nel periodo natalizio non bisogna perdere delle vere e proprie magie, impreziosite dai suggestivi presepi viventi. Qui le mete più belle sono sicuramente Civita di Bagnoregio e Sutri. A tutti consiglio di non perdere l’occasione di un bagno alle terme di Viterbo”.

Raccontaci il posto più bello da vedere secondo te.

“A una guida non potete chiedere questa cosa. E’ come chiedere a quale figlio vuoi più bene. Diciamo che il giro che mi piace fare di più è quello dei giardini. Da Bomarzo e il Parco dei Mostri, dove Antonio Rocca ha fatto un bel lavoro di studio e ha aperto una strada di attenzione importante, a Villa Lante, Caprarola e Vignanello”.

Ma che turismo c’è nel Viterbese?

“Noi abbiamo la fortuna di avere turisti bellissimi, fantastici. Preparatissimi o comunque curiosi. Perché per venire nella Tuscia, questa landa semisconosciuta, devi essere curioso, disposto ad approfondire e mi ritengo una guida fortunata perché ho in genere gruppi molto belli.

Li vedi che sono proprio soddisfatti. Oggi anche nel Viterbese di turismo ce n’è, si può fare, di qualità e sostenibile”.

Tre scatti fotografici da portare a casa?

“Civita di Bagnoregio, Bomarzo e la loggia di Palazzo Papale a Viterbo. Sono tre scatti di grande suggestione. La faccia simbolo dei Mostri di Bomarzo è in grado di stregare, soprattutto i più piccoli. La loggia dei Papi con quella leggerezza delle colonnine che tiene su un grande blocco massiccio di peperino sembra un ricamo. Civita lascia a bocca aperta. Lo vedo anche quando arrivo su con i gruppi. La gente arriva al Belvedere, la vede per la prima volta e gli manca davvero il fiato. Anche qui a Viterbo succede quando girano l’angolo del ponte del duomo e si trovano davanti Palazzo Papale. Capita che hai 50 persone e proprio si sente l’effetto “wow””.

Decarta racconta la Tuscia