SCRITTI SULLA SHOAH: Giulia De Santis: ” Per non tornare a sentire il rumore freddo e ferrugginoso dei cancelli di Auschwitz, Birkenau, Terezin e tanti altri”

SCRITTI SULLA SHOAH: Giulia De Santis: ” Per non tornare a sentire il rumore freddo e ferrugginoso dei cancelli di Auschwitz, Birkenau, Terezin e tanti altri”

27 gennaio, Giornata della Memoria. Con La Fune abbiamo deciso di dedicare un periodo di riflessione sulla Shoah e sulla memoria. Per questo abbiamo chiesto a diversi rappresentanti del tessuto sociale viterbese di intervenire. Pubblicheremo, di giorno in giorno degli scritti, appositamente realizzati. L’intervento di oggi è firmato dalla giovane Giulia De Santis.

ADimensione Font+- Stampa

27 gennaio, Giornata della Memoria. Con La Fune abbiamo deciso di dedicare un periodo di riflessione sulla Shoah e sulla memoria. Per questo abbiamo chiesto a diversi rappresentanti del tessuto sociale viterbese di intervenire. Pubblicheremo, di giorno in giorno degli scritti, appositamente realizzati. L’intervento di oggi è firmato dalla giovane Giulia De Santis.

 

di Giulia De Santis

 
Il ricordo e la memoria sono necessari e indispensabili. Necessari non solo come strumento per non ripetere pagine nere della storia dell’uomo come è stata quella della Shoah, ma indispensabili soprattutto per capire e affrontare meccanismi che ancora oggi sono radicati nel tessuto sociale, per porsi delle domande, per riflettere.

Attraverso la memoria ma non per fare memoria, grazie alla memoria ma oltre la memoria. Per non tornare a sentire il rumore freddo e ferrugginoso dei cancelli di Auschwitz, Birkenau, Terezin e tanti altri che si dischiudono e quello metallico delle rotaie da cui partivano i treni della morte.

Non dobbiamo commettere l’errore di pensare che quello sia stato un episodio isolato, ormai una pagina chiusa della storia dell’uomo. Le idee di intolleranza, odio etnico e religioso, di segregazione, di rifiuto, di emarginazione, di vendetta si insinuano ogni giorno tra noi, prepotentemente.

Le immagini di torture, stragi, genocidi, pulizie etniche rimbalzano sulle nostre televisioni quotidianamente.
I numerosi migranti ammassati sui barconi ci ricordano un po’ i tanti ebrei stipati su treni e diretti, entrambi, verso la morte.

Il paragone può apparire forzato e inappropriato anche se, guardandolo bene a fondo non è così. Ricordare lo sterminio degli ebrei trova senso solo se lo si attualizza, perché anche se non c’è il rischio di una nuova Shoah dobbiamo essere messi in guardia da quello che l’uomo è capace di fare contro altri uomini, non solo ebrei.

La cosa preoccupante è che noi, ogni giorno, assistiamo passivamente ad efferatezze perpetrate da uomini a discapito di altri, quasi come fossimo abituati a tali notizie, come se tutto ciò fosse la normalità. Molto spesso i “carnefici”, i fautori di questi crimini efferrati sono persone “normali”, proprio come il nazista Eichmann descritto dalla scrittrice Hannah Arendt nel suo libro come una persona lucida e normale, incapace di discernere il bene dal male, di provare rimorsi o sensi di colpa. La morale kantiana diventa utopia. Il male diventa banale.

La giornata della memoria deve aiutarci ad umanizzare quegli uomini, quelle donne e quei bambini, depersonalizzati, privati persino di un nome e riconoscibili solo da un numero marchiato a fuoco sulla loro pelle, costretti a morire senza una colpa lontano da tutto e tutti; non deve e non può essere però un giorno fine a se stesso, “intrappolato” nelle celebrazioni di quell’unica data ma deve bensì essere un punto di partenza per prendere coscienza su temi decisivi come la presenza del male nel mondo oggi, i diritti umani e la libertà di pensiero. Solo attraverso un’accurata riflessione su quello che il male è stato e su quello che è oggi può permetterci di scegliere il dialogo e la tolleranza concreta, ma soprattutto può portarci ad un convinto e fermo rifiuto dell’indifferenza.

Memoria e indifferenza camminano di pari passo verso la sconfitta del male e la sua banalizzazione. Per dire una volta per tutte mai più’.