San Faustino: il quartiere melting pot di Viterbo al centro di progetti da Arci e Aucs

San Faustino: il quartiere melting pot di Viterbo al centro di progetti da Arci e Aucs

Le due realtà tentano di ribaltare la percezione del problema della presenza degli stranieri ravvivando il dibattito sul degrado, sulla presunta mancanza di sicurezza, sulla difficile convivenza tra italiani e non.

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Paura e delirio a San Faustino. Un titolo eccentrico ma che racconta uno dei progetti messi in campo dalla rete Arci per attualizzare la lettura che si dà del quartiere melting-pot di Viterbo, da alcuni considerato invivibile per la sua convivenza di persone di molte nazionalità differenti. Il quartiere, più volte oggetto di campagne mediatiche e politiche di alcuni forze della destra cittadina, è ora al centro dell’attenzione di alcuni progetti che fanno capo all’Arci di Viterbo, che già da anni ha aperto uno spazio culturale in via delle Piagge, prima ArtUp, poi Biancovolta.

C’è da un lato il laboratorio teatrale condotto da Alessia Berardi e Ferdinando Vaselli organizzato da Arci Viterbo nell’ambito del progetto Giovani in Circolo, in collaborazione con Arci Servizio Civile Viterbo; dall’altro c’è il workshop di produzione audiovisiva “Raccontare un luogo” di Aucs ONLUS e Arci solidarietà Viterbo Onlus, tenuto dai documentaristi Bartolomeo Pampaloni e Sabrina Iannucci.

Le due iniziative, che si sovrappongono, stanno terminando in questi giorni.

Il laboratorio di Ferdinando Vaselli e Alessia Berardi, vede la partecipazione di Alessia Ceccherini, Arianna Villetti, Benedetta Morucci, Daniela Achilli, Eleonora Faccenda, Ilaria Casetta e Ylenia Di Luigi, mette in dialogo il passato mitologico del quartiere e il presente, che “vengono frullati dentro a un calderone in cui si mescolano racconti personali dell’infanzia e dell’adolescenza: il cinema Metropolitan, i mini-facchini dello Sri Lanka, i tossici vecchi e nuovi, la macelleria halal e quella dal 1929, Suspiria, il pianoforte di Nonna Norina e l’erboristeria, i rumeni che bevono davanti al Biancovolta, i bambini africani che giocano fuori”. Il lavoro frutto del laboratorio sarà presentato il 22 novembre al Biancovolta alle 18.30.

Dall’altro lato c’è il laboratorio di AUCS Onlus, che è iniziato lunedì e che termina il 19 novembre sempre al Biancovolta, che coinvolge studenti universitari e richiedenti asilo/rifugiati/titolari di protezione internazionale e umanitaria. Le due realtà tentano così di ribaltare la percezione del problema della presenza degli stranieri ravvivando il dibattito sul degrado, sulla presunta mancanza di sicurezza, sulla difficile convivenza tra italiani e non.