Referendum nel Viterbese, i posizionamenti e cosa accadrà dopo

Referendum nel Viterbese, i posizionamenti e cosa accadrà dopo

Ci sarà un dopo, di questo tutti possono dichiararsi certi. Vale tanto a livello nazionale quanto a quello locale e il referendum del 4 dicembre, anche se magari si può cercare di minimizzare, è destinato a rappresentare uno spartiacque importante.

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Ci sarà un dopo, di questo tutti possono dichiararsi certi. Vale tanto a livello nazionale quanto a quello locale e il referendum del 4 dicembre, anche se magari si può cercare di minimizzare, è destinato a rappresentare uno spartiacque importante.

Non siamo in grado di fare previsioni e i sondaggi, dopo i “buchi” su Brexit ed elezioni americane, forse è il caso di metterli un attimo da parte. La cosa certa è che tutto il mondo politico locale è in attesa. Cerca di fare il possibile per portare acqua alle cause del Sì e del No, anche se la pressione esercitata sull’elettorato sembra sempre più annacquata. Ai vari convegni, organizzati praticamente da tutte le forze politiche, non si sono registrate grandi folle. In genere sono andati in scena incontri piuttosto pallidi dove al di là delle solite truppe cammellate e qualche curioso non c’è stata vera partecipazione.

Grandi assenti i giovani. Probabilmente perché le generazioni dei figli sono ormai fuori dalle logiche di clientela. Non tanto per virtù personali piuttosto per mancanza di materia prima: i posti di lavoro da barattare. E nel quadro di una politica dei partiti sempre più lontana dalla carne e sempre più rintanata negli scatoloni delle sedi di partito o degli incontri occasionali diventa complicato capire come poi per tutta la giornata del 4 i cittadini matureranno la scelta sulla crocetta da mettere.

Il centrodestra locale, che vede la sua capacità di mobilitazione ridursi progressivamente a causa dell’astinenza dai palazzi del potere, ha approfittato dell’occasione per tentare di ricucire un ragionamento unitario. Anche se bisognerà vedere quanto tutto questo reggerà una volta digerito il collante del No al quesito referendario.

Interessante quanto accade nella famiglia dei democrat etruschi. Praticamente tutti i maggiorenti: dall’eterno Beppe Fioroni al segretario provinciale Andrea Egidi, passando per il consigliere regionale Enrico Panunzi; stanno dalla stessa parte. Praticamente sono andati a dormire “cuperliani” e si sono risvegliati convertiti sulla via di Firenze. Oggi stanno tutti con il segretario Matteo Renzi e nessun uomo significativo del Pd viterbese ha assunto pubblicamente una posizione in linea con la minoranza nazionale Pd. Così la Tuscia vive la grande anomalia di territorio a “renzismo zero” (quello della prima ora, dove poco significato ha assunto l’esperienza di Piazza Democratica) che però è ora tutto renziano. Tutto questo in caso di vittoria del sì non determinerà nessuno stravolgimento, ma se dovesse vincere il No? In questa seconda opzione avremmo la sconfitta di tutti “i papaveri” dem viterbesi. Un fatto che difficilmente non produrrà stravolgimenti, anche perché fare una piroetta magari è abbastanza agevole ma ripeterla in senso inverso può far rompere l’osso del collo.

Nella partita anche i Cinque Stelle locali che nell’occasione del referendum, che poteva rappresentare un momento di crescita e mobilitazione, non sembrano essere stati particolarmente brillanti. Magari porteranno a casa risultati dalle urne etrusche ma più per ricaduta nazionale che per capacità di coinvolgimento diretta. Tuttavia la vittoria del No potrebbe aprire proprio a questa formazione lo spazio più interessante, sempre che sappiano lavorarci dentro anche in chiave locale. Anche perché la vittoria del No dovrebbe innescare un vero e proprio tzunami sul quadro politico attuale.

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