Nuova cartellonistica turistica, Viterbo è già la barzelletta d’Italia

Nuova cartellonistica turistica, Viterbo è già la barzelletta d’Italia

Cartellonistica turistica, in rete scoppia il caso Viterbo e il Corriere della Sera ci fa un articolo da dove il capoluogo della Tuscia ne esce con le ossa rotte. Siamo diventati la barzelletta d'Italia? Giudicate voi.

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Viterbo diventa una barzelletta in rete e addirittura sul Corriere della Sera (nella versione on-line). A causa gravi imbarazzi la nuova segnaletica turistica, sbarcata nelle vie cittadine da pochissimi giorni. A far riflettere e scatenare le risate dei più la traduzione in inglese dei nomi delle piazze e palazzi storici.

Un colpo da ko sull’immagine del capoluogo della Tuscia arriva dal giornalista Fabrizio Peronaci, che al caso di dubbia alfabetizzazione nella lingua inglese della vecchia urbe dedica un apposito articolo.

Tre volte la lingua, è proprio il caso di dirlo, batte dove il dente duole. Riportiamo il tutto e rinviamo all’articolo originale (clicca qui).

Update ore 15 15.12.2015. Il professionista incaricato ha risposto qui, poi si seguono una serie di prese di posizioni alle quali si può accedere dall’articolo appena linkato.

 

L’Alighieri storpiato

La voce è iniziata a correre per la “stonatura” contenuta nella colonnetta con la scritta più grande, quella relativa a piazza Dante Alighieri, su viale Mazzini. «Square of Dante», ha decretato il traduttore, ma – per quanto numerose siano le sfumature e le varianti nella linguistica – c’è poco da fare: non va. Pur volendo derogare al «formalismo» del genitivo sassone (“Dante’s Square”), la formula da ritenersi corretta, anche in ragione dell’uso internazionale di gran lunga dominante, sarebbe stata “Dante Square”. E il contatore istantaneo del più noto motore di ricerca, per una volta a ragion veduta, conferma: “Dante Square” polverizza “Square of Dante” dall’alto di 8 milioni 720 mila “citazioni” contro poco più di 36 mila. Avanti.

 

Meglio “town”

Come va tradotto “Città di Viterbo?”. Se lo sono chiesti, dopo aver notato la pioggia di ironie in rete, anche i redattori di un neonato giornale online (loralegale.eu), nel dubbio che il termine “City” scelto per i totem bilingue fosse inesatto. Anche qui, pollice verso. Pur preso atto che, originariamente, con “City” si intendeva una centro abitato dotato di cattedrale mentre con “Town” uno senza, l’uso invalso in tempi recenti non dà adito a dubbi: “City” è una grande città (metropoli comprese) e quindi non di certo Viterbo che, con i suoi sessantamila abitanti, va considerata una “Town” a tutti gli effetti, se non addirittura una “Small Town”.

 

La famiglia Gatti

La singolare tenzone ambientata nel cuore della Tuscia, a metà tra l’accademico e il sarcastico, potrebbe causare qualche imbarazzo nel Municipio guidato dal sindaco Leonardo Michelini che non avrà studiato lingue ma l’inglese, da ingegnere, sicuramente lo conosce, e anche in qualche ufficio della Regione Lazio e della Comunità europea, i cui loghi figurano in basso. “Vi ricordate lo strepitoso british maccheronico di Matteo Renzi? Ecco, abbiamo fatto il bis”, è la battuta più frequente nel piccolo centro storico, riferita allo show di parole inventate e balbettii vari del premier a Venezia, la scorsa estate. Di certo, davanti al maestoso edificio che fu simbolo del potere di una famiglia medievale, quella del capitano del popolo Raniero Gatti, il traduttore messo a contratto dagli amministratori di centrosinistra ha dato il peggio di sé: “Palace of the Gatti”, ha consigliato di scrivere sul totem, con il risultato di farsi ridere dietro («Ma il palazzo dei cani dov’è?», è l’esclamazione-tipo praticamente obbligata). Sarebbe stato più semplice e diretta la formula “Gatti Palace”, ad esempio, o, a voler essere puristi, «Palace of the Gatti family». E non è finita, damn! Certamente anche il “Da vedere” tradotto a caratteri di scatola con «To see», in alto nei pannelli, tanto per stuzzicare i visitatori stranieri, è zoppicante… Please, stop. E buona visita a tutti.