L’esperienza Michelini è finita, quello che interessa è scongiurare il collasso del Pd locale

L’esperienza Michelini è finita, quello che interessa è scongiurare il collasso del Pd locale

Il vero nodo di tutta la crisi al Comune di Viterbo è dentro al Pd. E' lì che si sta combattendo una grossissima battaglia. E il partito difficilmente sarà abbastanza grande per le due anime che si stanno contrapponendo.

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C’è un’unica cosa che tiene in vita l’amministrazione Michelini, la paura che insieme a questa venga giù anche il partito locale. Almeno così come è nella forma in cui l’abbiamo conosciuto.

La stessa crisi in Comune è dovuta a una frattura profondissima tra un gruppo di 7 consiglieri e un altro di 5. Frattura che va oltre ai tatticismi, alle liti per posizioni o altre classiche cose che spesso sol all’origine delle contrapposizioni politiche. La crisi del Comune di Viterbo è la crisi di un partito politico, che poi è quello di maggioranza relativa dentro l’amministrazione Michelini.

Quindi è in crisi il Comune ma perché è in crisi il Pd. E la spaccatura che ha generato il terremoto del 17 dicembre è la rottura generata da un magma che bolle da troppo tempo. La sensazione è che siano entrate in collisione due placche tettoniche del partito: la zolla “fioroni” e quella che più che “serra-panunziana” sarebbe giusto definire “zolla di ciò che è altro da Fioroni”. Quest’ultima comprende i “serra-panunziani” ma anche “piazza democratica” e l’area Sposetti.

Per farla breve la sensazione è che il Partito Democratico sia diventato troppo piccolo per i due gruppi e che ci si trovi a una sorta di scontro finale. La stessa nascita di Moderati e Riformisti sembra funzionale a questa lettura. Guardando bene questa forza politica potrebbe sembrare anche una “scialuppa” nuova messa in piedi da Fioroni. Scialuppa che potrebbe tornare buona qualora accadesse il peggio. Stiamo ipotizzando al di là delle nebbie un Pd senza Fioroni? Non lo sappiamo cosa accadrà ma una serie di segnali e pedine ci fanno considerare anche questa ipotesi.

E forse anche per questo, proprio perché il momento potrebbe essere favorevole a cambiamenti radicali nel Pd viterbese, che c’è questo movimento romano. I fatti dicono che in consiglio comunale ci sono due Pd. Uno che si ferma ai 7 e uno che è una cosa sola con Moderati e Riformisti. Questo vorrà pur dire qualcosa e dovrà pur portare da qualche parte.

Sullo sfondo anche la guerra tutta partitica dentro l’Unione Comunale e dentro ai Circoli locali del partito. Guerre di cui si conosce poco, ma che in questi mesi si sono consumate tra i due blocchi. E poi a non quadrare c’è la doppia lettura della prospettiva renziana. C’è chi dice, i “fioroniani”, che è renzismo un’operazione come Moderati  Riformisti e chi, tutti gli altri, che vedono questo passo come fumo negli occhi, ritenendo che l’idea del segretario sia quella di un grande Pd.

Chi ha ragione tra i due schieramenti probabilmente finirà per prendersi il Pd viterbese, con la copertura nazionale, mettendo alla porta gli altri. Certo l’operazione, qualora questa interpretazione di quello che accade sia giusta, non sarebbe indolore. Per questo c’è bisogno dei bisturi romani.

Del resto i sette dissidenti dicono che l’esperienza Michelini è finita perché non ci sono più spazi politici e umani per portarla avanti. I rapporti umani sono esplosi. Ma la stessa situazione si ripete nel partito. Se non può andare avanti l’amministrazione per questo come può andare avanti il Pd viterbese, dove si presenta la stessa dinamica?