La “mozione di sfiducia” a Barelli diventa una richiesta di censura

La “mozione di sfiducia” a Barelli diventa una richiesta di censura

Il punto è stato inserito all'interno dell'ordine del giorno dei lavori del consiglio, che conta a oggi una sessantina di punti. La questione Barelli sarà quindi affrontata, salvo anticipazioni richieste e approvate, dopo una sessantina di altre faccende.

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A volte la forma diventa sostanza. E’ quanto accaduto sul “caso Barelli”. Le opposizioni, dopo i noti fatti verificatesi in aula lo scorso giovedì 3 marzo, hanno deciso di chiedere la testa dell’assessore Giacomo Barelli. All’inizio hanno parlato di una mozione di sfiducia ma questa mattina, all’interno della conferenza dei capigruppo, il tutto si è trasformato in una richiesta di censura verso l’assessore.

Il documento, depositato ieri mattina a Palazzo dei Priori dal consigliere Luigi Buzzi e con in calce le firme di tutti i tredici consiglieri di minoranza, è stato discusso e analizzato alla presenza del presidente del consiglio Marco Ciorba. All’interno dell’incontro si è convenuti sull’impossibilità di presentare alla discussione del consiglio una mozione di sfiducia verso l’assessore, perché non prevista dal Tuel e dal regolamento comunale, optando quindi per la rimodulazione in richiesta di censura.

Il punto è stato inserito all’interno dell’ordine del giorno dei lavori del consiglio, che conta a oggi una sessantina di punti. La questione Barelli sarà quindi affrontata, salvo anticipazioni richieste e approvate, dopo una sessantina di altre faccende.

L’assessore potrà replicare nella sala d’Ercole e subito dopo si procederà con il voto dei consiglieri. Ma indipendentemente dal pensiero espresso dal consiglio spetterà al sindaco Michelini l’ultima parola. La nomina e revoca degli assessori è infatti prerogativa del primo cittadino.