Il Tevere inquinato da rifiuti tossici

Il Tevere inquinato da rifiuti tossici

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Valle del Tevere interessata dal terribile fenomeno dell’interramento dei rifiuti tossici. Abbiamo ritenuto interessante riproporre un articolo risalente al 28 maggio 2003, pubblicato da Il Tempo.

Si tratta di una vasta area, vicina al Tevere, insistente nelle località Pascolaro, Bivio del Pellegrino e Ischianello a Graffignano e in località Ramici, poco distante, ma nel comune di Alviano dove la ditta Inerti Centro Italia (I.C.I.) SpA, di Montepulciano, gestisce una cava di materiale inerte con successivo ritombamento delle aree interessate all’attività estrattiva.

Il magistrato avrebbe, però, accertato, con una indagine paziente e certosina, che il ritombamento sarebbe servito come una vera e propria discarica in cui venivano gettati rifiuti di ogni genere, compresi quelli tossici, provenienti da tutta Italia.

L’industria dello smaltimento di rifiuti si sarebbe servita, secondo le accuse, di false attestazioni rilasciate da un laboratorio di analisi con sede a Castellucchio in provincia di Mantova riuscendo, così ad interrare a Graffignano e Alviano, sostanze estremamente pericolose come cromo esavalente, solfati, cloruri, cadmio, piombo e fanghi di idrossidi di metalli.

Nella rete della magistratura viterbese sono finite 63 persone, compresi il rappresentante legale della I.C.I., Paolo Nocchi di Montepulciano, proprietario della cava di Graffignano e Alviano, Giuseppe Raffaldini, amministratore unico e titolare del laboratorio di analisi R.A.L. di Castellucchio, nonchè società di autotrasporti con i rispettivi autisti e titolari di aziende sparse in tutta Italia.

Tutti sono accusati, nei rispettivi ruoli, di una lunga serie di reati, tra cui violazioni delle norme ambientali, falso in atto pubblico e associazione a delinquere per aver posto in essere un’attività di raccolta, trasporto, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti, pericolosi e non, in mancanza di prescritte autorizzazioni; aver di fatto gestito una discarica non autorizzata di rifiuti pericolosi e non pericolosi nell’ambito della fascia di rispetto di 150 metri dalle sponde del Tevere senza la prescritta autorizzazione amministrativa e, infine, di avere provocato l’adulterazione delle acque del Tevere destinate, direttamente e indirettamente, alla alimentazione e al consumo umano.

Decarta racconta la Tuscia