Chiude la scuola elementare di Lubriano, rimangono solo i funerali

Chiude la scuola elementare di Lubriano, rimangono solo i funerali

La scuola elementare chiude. In uno degli edifici scolastici più curati della provincia è presente solo la classe quinta. Prima di andare incontro a politiche di accorpamento, che hanno giovato esclusivamente ai dirigenti scolastici, il modello Lubriano stava attirando anche famiglie dei paesi limitrofi.

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di Carlo Quondam

LUBRIANO – La scuola elementare chiude. In uno degli edifici scolastici più curati della provincia è presente solo la classe quinta. Prima di andare incontro a politiche di accorpamento, che hanno giovato esclusivamente ai dirigenti scolastici, il modello Lubriano stava attirando anche famiglie dei paesi limitrofi.

Si tratta di una scuola a tempo pieno con mensa. Cucina in loco, attenzione nella scelta dei prodotti alimentari e alle variazioni del menù. Altro importante motivo, l’adeguamento antisismico fatto in tempi non sospetti. La percentuale degli edifici scolastici a norma nella provincia di Viterbo non arriva neanche al dieci. Ma questo è un discorso che, visto il modus operandi nazionale, si farà solo dopo una tragedia conseguente a una forte scossa di terremoto.
Come emerge da questa vicenda la prevenzione, tra l’altro fatta con grosse cifre erogate dalle stesse istituzioni, non paga.

Anche gli amministratori locali, per quel poco che contano a livello decisionale, avrebbero potuto fare qualcosa di più. Si è passati da amministratori del tutto ignari delle vicende giudiziarie che in questi anni hanno portato allo sfollamento della scuola, ad amministratori che avrebbero barattato la soluzione solo a fronte di un maggior riscontro elettorale. Dall’amico del prefetto a quello che ha conoscenze in regione, a quello che ce le ha in provincia, a quello che non conosce nessuno ma si sarebbe incatenato al portone della scuola e così via…

L’anno scorso si sono susseguite diverse scosse di terremoto. Mai il sindaco di Lubriano ha dovuto fare un’ordinanza di chiusura. Mentre gli altri paesi avevano bisogno di analizzare gli edifici più approfonditamente, a Lubriano era possibile fare lezione.

Il problema della chiusura della scuola nasce a causa di politiche di accorpamento volute dai dirigenti scolastici e normative redatte da funzionari che vivono al di fuori delle piccole realtà. I bambini, diventati numeri, devono spostarsi in base a dove conviene di più. In questo caso a Bagnoregio, la piccola capitale della Teverina.

La condizione, rivelatasi fittizia, era che se a Lubriano non avessero raggiunto il numero minimo, le classi non si sarebbero fatte. Eppure molte famiglie lamentano di non aver neanche avuto l’opzione “Lubriano”, di essere quindi stati obbligati a scegliere altro.

I cittadini lubrianesi vorrebbero valorizzare la scuola. L’edificio che accoglie asilo e scuola elementare si trova fisicamente e simbolicamente al centro del paese. E’ imponente, situato di fronte alla grande piazza centrale. E’ il cuore pulsante. Perdere anche quello significherebbe uccidere del tutto il paese. Non rimarrebbero che i funerali. Una comunità privata dei propri figli. Privata dell’istruzione. Una comunità senza futuro.

Lubriano è solo uno dei tanti piccoli paesi che stanno per ricevere il colpo di grazia. In questi anni dove tutti devono attrezzarsi per fronteggiare ondate turistiche, valorizzare i prodotti tipici, creare eventi su eventi, sagre su sagre, degustazioni, feste del vino, della salsiccia, del fagiolo e della patata. E’ il momento di ristrutturare case e liberare stanze per aprire il B&B più figo… l’Italia delle piccole realtà sta diventando solo questo. Fuffa e apparenza. L’Italia è il fine settimana rilassante nel borgo di campagna. Bei panorami e buoni odori.

La bella Italia che sta chiudendo le scuole ai propri figli. La bella Italia che vive solo guardandosi indietro. Le cose ben fatte sono solo quelle del passato e per questo chiude definitivamente con il futuro. 

“Un paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”. Italo Calvino docet.