Respect y(our) city
Più che l'accesso a una città d'arte e di cultura dà l'idea di stare nel Bronx, o comunque nelle peggiori periferie. Scritte sui muri e sulle mura in peperino, bottiglie e rifiuti vari, anche escrementi di bestia e di uomo.
di redazione

Il viaggio di Bruno Pagnanelli continua a queste latitudini. Per denunciare lo stato di grande trascuratezza di quello che di fatto è uno degli scorci più interessanti di Viterbo.
di redazione

Bottiglie, bicchieri, rifiuti vari abbandonati ai quattro lati della città. In ogni dove. Residui della movida, anche se sarebbe più corretto definirli residui d'inciviltà.
di redazione

Parte del degrado di Viterbo passa anche per le saracinesche che negli anni sono state tirate giù nel centro storico. Spazi oggi morti, posti di lavoro venuti a mancare e tanta tristezza. Anche su questo si è fissata la lente di Bruno Pagnanelli.
di redazione

Tu lo prenderesti l'autobus sotto una pensilina del genere? Bruno Pagnanelli, nel suo lavoro di reportage, ci mostra una delle cose più assurde in giro per la città.
di redazione

Una delle croci viterbesi, e non solo, è quella delle strade. Ma al di là di quelle d'asfalto per lo scorrimento dei mezzi nel capoluogo della Tuscia sono malmesse anche quelle lastricate con i sampietrini, quelle da passeggio.
di redazione

Un mostro grigio sul destino del quale non si sa nulla e tutti ci passano sotto con la macchina e si chiedono: "Ma quando lo finiranno?". Altri: "Ma perché non lo buttano giù?". Anche opere iniziate e non finite sono degrado.
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Un portone al centro, di quelli belli. Massacrato da centinaia di scritte col pennarello, deposito di anni e anni di gruppi e gruppetti di ragazzi. Anche questo però è degrado, anche questo fa il degrado di una città.
di redazione

Lo scatto che abbiamo scelto oggi per continuare a dare voce a una campagna per immagini che riteniamo utile e interessante raffigura un mix di strade piene di buche e rifiuti abbandonati nei prati.
di redazione

Oggi gli scatti di Bruno Pagnanelli ci portano a buttare l'occhio sui cartelloni pubblicitari. Spesso riportanti pubblicità "antiche" o peggio ancora ridotti a vere e proprie accozzaglie.
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