La mosca di Velo
E vi siete mai chiesti perché è conica e non parallela? E’ molto semplice: se fosse parallela non riusciremmo a stenderla correttamente, proprio come la frusta dei vetturini (non per nulla la pesca a mosca viene spesso chiamata “pesca con la frusta”).
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Prendiamo il più grande, il lago di Bolsena, per esempio: sono tanti i punti che possono essere “sfruttati” comodamente anche senza l’ausilio di una barca (cosa che, per il lago, è comunque la soluzione ottimale). Il primo che sento di suggerire si trova a Capodimonte, poco distante dal famoso “Presepe sommerso”.
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Per concludere, l’approccio al pesce è uno dei fattori che fanno la differenza e deve essere affrontato con la massima accortezza, senza mai sottovalutare il nostro avversario che, mi auguro, una volta catturato sarà sempre e comunque rimesso in libertà.
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Ben ritrovati. Oggi parleremo degli ambienti in cui è possibile praticare la pesca a mosca. “Solo in certe acque”, diranno in tanti. Vero, ma con una casistica talmente ampia da poter allargare enormemente le nostre potenzialità.
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Osvaldo Velo si racconta, così da mettere i lettori di questa curiosa e coraggiosa rubrica nelle condizioni di capire da dove arriveranno i racconti e i consigli e le indicazioni che nelle prossime settimane avremo modo di dare.
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La Fune lancia una nuova rubrica, a firma di Osvaldo Velo, sulla pesca. Anzi su un tipo di pesca davvero particolare, quella con la mosca. L'idea è di aprire un cammino dove anche gli appassionati degli altri stili, tanti nella Tuscia, potranno aggregarsi.
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La mosca di Velo

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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