Tre giorni al voto, quello che devi sapere sul referendum costituzionale

Tre giorni al voto, quello che devi sapere sul referendum costituzionale

Tre giorni al voto per il referendum costituzionale. Un voto importante, per i cambiamenti contenuti nella riforma Boschi, ma anche per gli effetti politici che inevitabilmente finirà per innescare.

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Tre giorni al voto per il referendum costituzionale. Un voto importante, per i cambiamenti contenuti nella riforma Boschi, ma anche per gli effetti politici che inevitabilmente finirà per innescare.

Quando si vota
I seggi saranno aperti per quasi tutto l’arco della giornata del 4 dicembre. Si potrà votare dalle 7:00 alle 23:00 di domenica. Per conoscere il risultato del referendum bisognerà attendere la fine dello spoglio, che dovrebbe cominciare subito dopo la chiusura dei seggi elettorali.
Il quorum
La tipologia di referendum non prevede il raggiungimento del quorum. Quindi vincerà l’opzione, tra il Sì e il No, che otterrà il 50% più uno dei voti espressi.
La prospettiva dei sostenitori del Sì
Per i sostenitori del Sì, tra cui troviamo non solo esponenti Pd ma anche docenti di Diritto e studiosi della Costituzione, la riforma Boschi rappresenta un salto di qualità per il sistema politico italiano e per il suo farraginoso processo legislativo, garantendo maggiore stabilità a un Paese che ha visto 63 governi susseguirsi negli ultimi 70 anni.

Le più note ragioni per votare Sì al referendum costituzionale di dicembre sono:
–  addio bicameralismo: si supera il famoso ping-pong tra Camera e Senato, con notevoli benefici in termini di tempo;

  • il fatto che solo la Camera sia chiamata a votare la fiducia al governo implica l’instaurazione di un rapporto di fiducia esclusivo con quest’ala del Parlamento;
  • la diminuzione del numero dei parlamentari produrrà tagli ai costi della politica e l’abolizione del Cnel produrrà notevoli risparmi;
  • grazie all’introduzione del referendum propositivo e alle modifiche sul quorum referendario migliora la qualità delle democrazia;
  • il Senato farà da “camera di compensazione” tra governo centrale e poteri locali, quindi diminuiranno i casi di contenzioso tra Stato e Regioni davanti la Corte costituzionale.

 

La prospettiva dei sostenitori del No
Il fronte del No è piuttosto trasversale. Ne fanno parte il Movimento Cinque Stelle, i partiti del centrodestra: Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia, la minoranza Pd. I motivi per cui, secondo gli esponenti del fronte del No, gli italiani dovrebbero opporsi all’approvazione del ddl Boschi-Renzi si possono riassumere nei seguenti punti:

  • si tratta di una riforma non legittima perché prodotta da un Parlamento eletto con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale. Inoltre, anche gli amministratori locali chiamati a comporre il nuovo Senato godrebbero dell’immunità parlamentare;
  • anziché superare il bicameralismo paritario, la riforma lo rende più confuso, creando conflitti di competenza tra Stato e Regioni e tra Camera e nuovo Senato;
  • la riforma non semplifica il processo di produzione delle leggi, ma lo complica: le norme che regolano il nuovo Senato, infatti, produrrebbero almeno 7 procedimenti legislativi differenti;
  • i costi della politica non vengono dimezzati: con la riforma si andrà a risparmiare solo il 20%;
  • l’ampliamento della partecipazione diretta dei cittadini comporterà l’obbligo di raggiungimento di
  • 150mila firme (attualmente ne servono 50mila) per i disegni di legge di iniziativa popolare;
  • il combinato disposto riforma costituzionale-Italicum accentra il potere nella mani del governo, di un solo partito e di un solo leader.

Il testo del quesito referendario
“Approvate il testo della legge costituzionale concernente ’disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?”.

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