Referendum sulle trivelle, se ne è parlato al Caffè Letterario

Referendum sulle trivelle, se ne è parlato al Caffè Letterario

Il Comitato per il sì ha spiegato le ragioni della sua battaglia e invita tutti ad andare a votare, comunque la si pensi

ADimensione Font+- Stampa

Si avvicina il giorno del referendum sulle trivelle e in questi giorni si moltiplicano gli appelli a votare per l’uno o l’altro schieramento. Un sì per dire no alle trivelle e un no per dire sì al petrolio italiano. Ieri pomeriggio al Caffè Letterario di Viterbo è arrivato anche il convegno “Trivelle sì, trivelle no. Ecco i motivi del referendum e perché è importante andare a votare”, promosso dal Comitato “Viterbo vota Sì per fermare le trivelle”.

Introdotti dal giornalista Gianni Tassi, fiduciario per la provincia di Viterbo dell’Associazione Stampa Romana, il professor Giuseppe Nascetti, ordinario di Ecologia e Biologia Marina all’Università della Tuscia, e Umberto Cinalli, Educatore ambientale – Legambiente. Tante le questioni affrontate nel corso dell’incontro che aveva lo scopo di fare chiarezza sul prossimo referendum del 17 aprile, su cui i media, finora, si sono soffermati ben poco, prima tra tutte la posizione del premier Matteo Renzi, che ha invitato ad astenersi.

“Un fatto sconcertante – ha esordito Cinalli – ricordiamo che, secondo gli articoli 48 della Costituzione e 98, testo unico delle elezioni, l’astensione indotta dai pubblici ufficiali o da chi ricopre una carica pubblica è reato. Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha addirittura espresso pubblicamente l’intenzione di votare No, definendo un pericolo il raggiungimento del quorum parlando di ‘consultazione ideologica’!”.

Cinalli si è poi soffermato su un’altra questione di cui non si parla: le direttive europee in merito alle estrazioni: “Queste stabiliscono che l’estensione e la durata delle concessioni debbano ‘essere limitate in modo da evitare di riservare a un unico ente un diritto esclusivo su aree per le quali la prospezione, la ricerca e la coltivazione possono essere avviate in modo più efficace da diversi enti’ (direttiva 94/22/CE). Quindi la norma che questo referendum vuole abrogare appare in contrasto con il diritto comunitario e potrebbe portarci a una procedura di infrazione”.

Si è poi affrontata la questione dei posti di lavoro, tanto citata ultimamente: “Secondo lo studio Unioncamere, l’industria estrattiva marina in tutta Italia conta circa 6000 impiegati nel 2014. Sempre nello stesso rapporto si fa notare che di tutti i settori dell’economia marina quella estrattiva sia quella che produce meno posti di lavoro a parità di valore aggiunto. Ricordo che al nostro paese le multinazionali dell’energia hanno versato l’anno scorso solo 340 milioni di euro. Se pensiamo che l’industria del turismo produce un impatto economico di oltre 19 miliardi, la pesca dà lavoro a circa 60 mila persone, che il nostro patrimonio culturale vale il 5,4% del Prodotto interno lordo e che dà lavoro a un milione e mezzo di persone, che il comparto agroalimentare dà lavoro a 3,300 milioni di persone mi chiedo: di cosa stiamo parlando?”.

Dopo il lungo intervento di Cinalli è stata poi la volta del professor Giuseppe Nascetti, che ha affrontato l’aspetto prettamente ambientale: “Noi stiamo decidendo il futuro che vogliamo e dobbiamo farlo ora. A Parigi, lo scorso dicembre, l’Italia assieme ad altri 194 paesi ha sottoscritto un accordo che prevede l’attuazione di tutti gli strumenti necessari per contenere entro i 2 gradi l’innalzamento della temperatura globale e questo si può fare solo riducendo il più possibile l’utilizzo di combustibili fossili – petrolio, carbone, idrocarburi. Stiamo vivendo la sesta estinzione di massa del pianeta, quella dell’Era dominata dall’uomo, l’Antropocene. Migliaia di specie viventi scompaiono ogni giorno, questo consumismo esasperato ci sta portando alla distruzione. E questa realtà è incontrovertibile, perché ormai è confermata da team di scienziati accreditati. Se vogliamo dare un segnale di cambiamento dobbiamo darlo subito, non possiamo più aspettare né delegare ad altri il nostro futuro”.

Molte le domande da parte del pubblico e non soltanto sull’aspetto ambientale del referendum. Alcune hanno riguardato i posti di lavoro, i costi dello smaltimento e più in generale il futuro sull’approvvigionamento energetico in Italia. Insomma alla fine chi voleva più informazioni è stato accontentato. L’incontro poi si è chiuso con una raccomandazione: “O per il sì o per il no, andate comunque a votare”.

Decarta racconta la Tuscia