“La mia Francigena”, questo cammino è per Andrea

“La mia Francigena”, questo cammino è per Andrea

Tutto nasce in una fredda notte del gennaio di due anni fa, quando arriva una telefonata sul cellulare di Stefano Mecorio. Il tenore della conversazione rasenta il surreale, ma quando dall'altra parte c'è Andrea Arena non bisogna meravigliarsi di nulla

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Tutto nasce in una fredda notte del gennaio di due anni fa, quando arriva una telefonata sul cellulare di Stefano Mecorio. Il tenore della conversazione rasenta il surreale, ma quando dall’altra parte c’è Andrea Arena non bisogna meravigliarsi di nulla. Lui è il tipo che investe 20 euro per vedere che cosa si compra con quella somma alla fiera dell’Annunziata e lui è anche il tipo che aveva disperatamente (e inutilmente) cercato di convincere chi scrive ad intervistare il coniglio leprino viterbese… (“Non si può, credimi: quella è una cosa seria, gli allevatori ci fanno un mazzo così…). Perché meravigliarsi dunque se arriva una proposta del genere: il 2016 è dedicato ai cammini, perché non ci facciamo a piedi la Francigena? Solo il tratto che attraversa la Tuscia, però, quello che va da Proceno a Monterosi. Poi la sera ci fermiamo e scriviamo: facciamo il riassunto della giornata, ci mettiamo un po’ di foto e il pezzo è fatto. Una mezza pazzia per Stefano, anzi “l’ennesima missione a perdere”, ma Andrea ci crede. Tanto alle scarpe ci pensa il fratello che lavora giù a Leclerc.

Alla fine non se ne fece nulla: problemi di salute per entrambi, il tempo che passa inesorabilmente, un’idea come tante finita nel dimenticatoio. Un progetto, però, che torna d’attualità quando Andrea, a 39 anni, se ne va in una fredda giornata del gennaio di quest’anno. Stefano Mecorio ci pensa e ci ripensa e stavolta sì che se la fa la Francigena viterbese: sono oltre 150 chilometri. Ha un debito con Arena e con se stesso e vuole onorarlo. Il compagno di viaggio se lo sceglie in famiglia: il papà Dario che è appena andato in pensione e che non ha sostanzialmente granché da fare.

Il frutto di quella camminata (si fa per dire…) è “La mia Francigena” con tanto di sottotitolo: “Due scarpe e una borraccia da Proceno a Monterosi”. E un’ulteriore propaggine: “Appunti di viaggio in cammino lungo la Tuscia”. Il libro (“il primo e forse anche l’ultimo”) che Stefano Mecorio tratteggia è un compendio di riflessioni e panorami, di incontri casuali e percorsi accidentati, di soste e di ripartenze. Un autentico sunto della vita, fatta anch’essa di fermate (più o meno lunghe e talvolta anche dolorose) e di risalite (spesso faticose) e di discese scivolose: Lucio Battisti perdonerà la citazione a sproposito. Il fatto è che quando si cammina senza particolare fretta, si ha tempo per parlare e soprattutto per riflettere; per guardarsi intorno e per scoprire la bellezza dei paesaggi, ma soprattutto per scavarsi dentro. E per capire se stessi, prima di provare a farlo con gli altri.

Stefano (giornalista abbastanza pentito) non dimentica il mestiere di cronista e gli insegnamenti del suo “padre” professionale (Andrea, naturalmente), ma ci aggiunge un pizzico di malinconia e una spruzzata di poesia. Tutte cosucce che avrebbero fatto inorridire Arena. Però il risultato finale centra l’obiettivo: una lunga passeggiata, centinaia di migliaia di passi uno dietro l’altro per onorare e ricordare l’amico che non c’è. No, non è stata l’ennesima missione a perdere: stavolta Greg (è il nomignolo di Stefano e solo pochi eletti sanno il motivo) hai vinto e con te ha vinto pure il fratellone che adesso se la ride chissà dove.

Stasera alle 18, in Sala Regia, presentazione ufficiale de “La mia Francigena” (10 euro, Edizioni Sette Città). Il ricavato delle vendite sarà interamente girato ad Alessandra Pinna, la compagna di Andrea, per continuare a programmare iniziative per ricordare quell’omone grande e grosso, tutto genio e sregolatezza.