Il piccolo Alfie Evans e la grande eredità morale da difendere

Il piccolo Alfie Evans e la grande eredità morale da difendere

Sono passate 48 ore dalla morte del piccolo Alfie Evans, bambino britannico affetto da una malattia degenerativa a cui i medici avevano staccato le macchine dopo una lunga battaglia legale tra l'ospedale e i genitori.

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È morto il piccolo Alfie Evans, il bimbo di due anni affetto da una malattia neurodegenerativa a cui i medici avevano staccato le macchine quattro giorni fa dopo una lunga battaglia legale tra l’ospedale e i genitori.

La vicenda del bimbo britannico di 23 mesi affetto da una patologia neurodegenerativa, negli ultimi giorni era stata al centro di un caso diplomatico che ha visto coinvolti l’Italia – che gli aveva concesso la cittadinanza – e la Città del
Vaticano da una parte e la magistratura del Regno Unito e i legali dell’ ospedale dall’altra.

Chi ha seguito il dibattimento alla Corte d’Appello di Londra sul caso Alfie ha partecipato a una specie di teatro dell’assurdo. Uno schieramento di giudici, già abbondantemente orientato, parlava in perfetta sintonia con i legali dell’ospedale. Come quando, ad esempio, il giudice spiegava che un viaggio in aeroambulanza avrebbe aumentato i rischi per la condizione di Alfie, sorvolando sul fatto che l’alternativa ai rischi era la morte certa, già da lui decretata.

Un giorno tristissimo per tutta l’Europa, vittima di una deriva eutanasica e statalista. Un’ Europa malata, in cui dei medici e dei giudici si arrogano il diritto di togliere l’ossigeno a un bambino, perché è cerebroleso e dunque senza speranze di guarigione. Chi sentenzia morte è in toga, o in camice bianco. Giudici e dottori che dovrebbero tutelare, rispettivamente, la giustizia e la vita e che invece negano entrambe.

Lo aveva predetto Giovanni Paolo II che, nella enciclica Veritatis Splendor afferma: “Si profila oggi il rischio dell’alleanza fra democrazia e relativismo etico, che toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale e la priva, più radicalmente, del riconoscimento della verità. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia”.

Hanno staccato la spina al piccolo Alfie come se fosse un giocattolo rotto. Ma lui ha continuato a vivere, a respirare, almeno per un po’. Poi il piccolo guerriero ha posato lo scudo e ha spiegato le ali. Ora è nella luce lontano dalla sofferenza, lontano dall’ingiustizia, lontano dal male. La vicenda del piccolo Alfie ci lascia un’eredità gigantesca. Dobbiamo prendere coscienza di quanto accaduto per affermare con forza che questa non è l’Europa che
vogliamo. Per tutelare il diritto alla vita, alla giustizia, alla dignità. Per dare voce a chi non ha voce. Perché Alfie poteva essere nostro figlio e non può essere morto invano.