Arriva Generazione Y per Orlando, Mongiardo: “La politica non sia autoreferenziale”

Arriva Generazione Y per Orlando, Mongiardo: “La politica non sia autoreferenziale”

La giovane consigliera comunale del Partito Democratico di Viterbo ha organizzato per sabato 25 alle 18 al Due Righe Book Bar un appuntamento insieme ad una ventina di giovani democratici, provenienti da esperienze differenti.

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Ecco la Generazione Y: Melissa Mongiardo lancia la piattaforma congressuale per Orlando segretario. La giovane consigliera comunale del Partito Democratico di Viterbo ha organizzato per sabato 25 alle 18 al Due Righe Book Bar un appuntamento insieme ad una ventina di giovani democratici, provenienti da esperienze differenti. “L’urgenza – dice – è quella di riportare i giovani ad interessarsi alla politica, che non è una cosa astratta che va combattuta. La politica è il nostro quotidiano e in questo momento di crisi sociale bisogna tornare alla partecipazione dal basso, ma per davvero”.

Cos’è Generazione Y?

“È un contenitore che raccoglie giovani da 16 a 35 anni che vogliono contribuire al dibattito congressuale del Partito Democratico, per provare a ricostruirlo dall’interno. Questo avviene a sostegno della mozione di Andrea Orlando, che ha la visione più lucida su questo tema. Il Pd va ricostruito ripartendo da un rapporto vero con i cittadini, facendosi carico delle loro istanze e rendendo i loro bisogni le nostre priorità perché la politica non può essere solo una rendita di potere. La linea deve venire dal basso ed è inutile farsi domande e darsi risposte da soli”.

C’è grande affollamento a sostegno di Matteo Renzi: popolari, fioroniani, giovani turchi, renziani della prima ora. Sono tutti insieme. Che effetto fa vederli così schierati?

“Renzi ha un’idea di partito, Orlando ed Emiliano ne hanno un’altra ancora. Il congresso è l’occasione per far prevalere la linea che pensiamo sia la migliore. L’1 maggio saremo di nuovo tutti insieme. Il congresso è l’occasione per proporre un modo diverso di vedere la politica”.

Avete paura che una eventuale vittoria di Renzi possa acuire la spaccatura del Partito?

“La mia paura è che non si risolva la frattura di cui parlavo prima e cioè che la crisi sociale rimanga tale alimentando la crisi politica. Noi dobbiamo fare in modo che gli ultimi e i loro bisogni tornino protagonisti. Tornare al partito verticistico di questi ultimi tempi nel quale non era possibile il contraddittorio sarebbe un problema. La politica deve essere partecipazione e deve rappresentare. Come diceva Alfredo Reichlin la politica è una fede laica, dimenticarsi che è plurale e che deve costruire una rete di benessere e aiuto per gli altri è un rischio che non va corso. Un Pd ricostruito sulle basi di quello che è stato in questo periodo creerebbe una frattura nel paese non solo nel partito”.

Sabato l’incontro a Viterbo, cosa succede?

“Un incontro semplice come dovrebbe essere la politica. Non abbiamo una scaletta, dialogheremo con i presenti, non vogliamo essere autoreferenziali”.

 

 

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