Barelli: “C’è un interesse a tenere bloccate alcune cose della città”

Barelli: “C’è un interesse a tenere bloccate alcune cose della città”

E' entrato nel suo ufficio, dopo aver consegnato le dimissioni d'assessore, e ha portato via gli scatoloni già pronti. Questa la giornata di Giacomo Barelli il giorno dopo l'uscita di Viva Viterbo dalla maggioranza. D'obbligo fare il punto con lui, uno dei protagonisti del fatto politico più importante, tra quelli accaduti a Palazzo dei Priori, degli ultimi mesi.

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E’ entrato nel suo ufficio, dopo aver consegnato le dimissioni d’assessore, e ha portato via gli scatoloni già pronti. Questa la giornata di Giacomo Barelli il giorno dopo l’uscita di Viva Viterbo dalla maggioranza. D’obbligo fare il punto con lui, uno dei protagonisti del fatto politico più importante, tra quelli accaduti a Palazzo dei Priori, degli ultimi mesi.

Un punto di vista su quanto accaduto?

“Abbiamo fatto la scelta giusta nel momento giusto, in un contesto dove l’aria era diventata irrespirabile. Questo grande fardello del Grande Fratello (Giuseppe Fioroni n.d.r) che ci siamo portati avanti da tanto tempo era diventato un peso insopportabile per uno spirito libero come la nostra lista civica. Il sindaco non è riuscito a non farsi schiacciare dal grande fardello”.

Un anno fa eravate considerati “fioroniani”, che è successo?

“Non penso di essere mai stato fioroniano, come mai fioroniano è stato nessuno di Viva Viterbo. Credo che come accade in politica, quando ci sono delle coalizioni, si fanno dei dialoghi tra le forze in squadra. Abbiamo dialogato con chi c’era, quindi anche con i fioroniani, per fare delle cose. Alcune cose siamo riusciti a farle. Dialogare non significa essere schiacciati su quelle posizioni, non significa essere servili. Noi siamo persone andate in giro sempre a testa alta. Il nostro primo obiettivo è sempre stato fare delle cose e rimanere liberi e autonomi sulle nostre convinzioni”.

Tirate in ballo Fioroni sull’amministrazione comunale, perché che ruolo ha? Che combina?

“Questo lo dovete chiedere a lui. Noi abbiamo cercato di portare avanti le nostre posizioni, aprendo il dialogo anche con gli altri. Mi sembra che in questi anni ci siano state posizioni preconcette, degli ordini di scuderia che arrivavano e sui quali spesso il sindaco non ha avuto l’autonomia necessaria per dirimere le varie situazioni. Alla fine ha prevalso sempre e soltanto una linea, tanto che oggi siamo a un monocolore che ricorda il Fioroni-Gigli anni Ottanta”.

Non siete d’accordo su questa linea perché? Dove porta Viterbo?

“Non la porta da nessuna parte. Questo è un bilancio, che con grande responsabilità dell’assessore al Bilancio, è arido e non dà nessuna prospettiva. Tutto ciò porta Viterbo a quella quiete immobile di andreottiana memoria che i viterbesi conoscono bene. Noi che invece siamo una lista d’avanguardia, su tematiche come il turismo e altre, non potevamo starci bene”.

C’è un interesse di qualcuno a tenere ferma la città?

“Non credo che ci sia un interesse a mantenere ferma la città. Credo che ci sia un interesse a tenere bloccate alcune cose della città che però sono importanti per lo sviluppo. Tipo le terme, sono passati quattro anni e niente si è mosso. E’ una cosa oggettiva. C’è volontà di non muovere per mantenere equilibri che provengono da lontano. Equilibri degli anni Ottanta ma oggi siamo nel 2017 e credo che la prospettiva debba essere un’altra. Ce l’abbiamo messa tutta, ci abbiamo provato. Qualche spazio lo abbiamo avuto, qualche sprazzo ci ha permesso di ottenere risultati. Tanti errori ma sempre nel tentativo di fare e di non mantenere lo status quo”.

Come pensate di convincere gli elettori che non siete usciti solo per calcolo elettorale e siete rimasti fino a quando avevate interesse di prendere qualcosa?

“Faremo opposizione durissima sulle cose e non preconcetta. Non siamo rimasti dentro fino a ora perché avevamo qualcosa da prendere perché siamo l’unica lista civica che aveva due consiglieri e un assessore e tutti ci siamo dimessi rinunciando alle indennità in nome dei nostri obiettivi e delle nostre battaglie. Non c’era niente da fare per le nostre battaglie e ora cercheremo di convincere i viterbesi che quelle battaglie non sono di Viva Viterbo ma della città. Quando parliamo di teatro, di Museo, di cultura, di turismo, di servizi per il turismo, di Francigena gestita in un certo modo parliamo di cose di tutti i cittadini. Gli elettori sono molto più intelligenti di quanto possono credere i politici dell’ancien regime…”.

Prossimi passi?

“Faremo battaglie di opposizione, con un piccolo vantaggio: conoscere la macchina amministrativa e conoscere i retroscena che l’opposizione della prima ora non conosce . Così siamo in grado di poter spiegare meglio perché alcune decisioni si prendono e altre non si prendono e perché altre ancora vanno in un modo o in un altro”.

Quale era la vostra intenzione su questo bilancio?

“In quel bilancio abbiamo voluto dare un segnale e lanciare una nostra provocazione sugli importi. I soldi c’erano ma sono stati messi male nei capitoli. Quindi un bilancio senza anima. Se si fanno delle scelte alcune cose si fanno e altre non si fanno. Ha ragione il sindaco: non si fanno le nozze con i fichi secchi ma a chi dare i fichi secchi si può decidere. Mi pare che i fichi secchi siano stati triturati.

Quando arriva la campagna elettorale si può essere tentati di parcellizzare le risorse e alimentare così il clientelismo che impera. Avete notato che si comincia a parlare della povertà. Per quattro anni è stata nascosta e oggi si mettono 60mila euro, un euro a cittadino. Roba che non serve a niente. Come mai la politica, anche quella datata, si ricorda della povertà nell’anno delle elezioni? Dopo che sono stati fatti tagli al sociale e sono stati tagliati fondi per l’assunzione di personale che oggi avrebbero potuto portare a nuove assunzioni”.