A Civitella Cesi migranti senza luce, né acqua: Prefettura nel mirino, attacco di Mazzoli

A Civitella Cesi migranti senza luce, né acqua: Prefettura nel mirino, attacco di Mazzoli

Migranti: a Civitella Cesi scoppia il bubbone. Dopo mesi di voci e proteste nella piccola frazione di circa 200 persone di Blera ieri sono arrivate alcuni immigrati tramite un progetto approvato dalla Prefettura: alla fine dovrebbero essere circa 20 le persone in arrivo, tutte donne di cui quattro incinte.

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Migranti: a Civitella Cesi scoppia il bubbone. Dopo mesi di voci e proteste nella piccola frazione di circa 200 persone di Blera ieri sono arrivate alcuni immigrati tramite un progetto approvato dalla Prefettura: alla fine dovrebbero essere circa 20 le persone in arrivo, tutte donne di cui quattro incinta. Già dalla mattina la protesta dei cittadini con un blocco improvvisato della strada in vista dell’arrivo del pulmann dei migranti poi l’arrivo che ha visto le donne arrivare in una struttura che sembra non avere né luce, né acqua. Sulla vicenda il sindaco Elena Tolomei che si è spesa contro l’ipotesi dell’arrivo perché trattasi di troppe persone in un posto troppo piccolo, lontano da servizi di ogni genere, ha ricevuto anche il sostegno di Alessandro Mazzoli che ha scritto una nota pesante contro ciò che sta accadendo.

“Siamo di fronte ad una gestione inadeguata della vicenda migranti. Nel nostro territorio nessuno si è mai tirato indietro rispetto alla responsabilità dell’accoglienza. È stato posto sempre e solamente un problema di informazione. Che cosa deve succedere affinché la Prefettura ascolti i sindaci e le comunità locali? Non funziona così. Non può funzionare così. Serviva (mesi fa) e serve (ora) una conferenza permanente dei sindaci presso la prefettura. Serve la circolazione delle informazioni in tempo reale”.

 

La lettera di Alessandro Mazzoli

Sono mesi ormai che viene segnalato alla prefettura l’impraticabilità del sito di Civitella Cesi per l’accoglienza dei migranti.

Nessuno di coloro che ha posto il problema è stato ascoltato. Eppure le preoccupazioni manifestate erano generalizzate. Oggi si scopre che nel luogo che dovrebbe accogliere 24 donne richiedenti asilo non c’è acqua e non c’è elettricità.

Ci sono da assistere donne incinte e, alcune, in cattive condizioni di salute e sono state condotte in una frazione di 200 abitanti senza servizi essenziali di prossimità. Che cosa deve succedere affinché la Prefettura ascolti i sindaci e le comunità locali?

Siamo di fronte ad una gestione inadeguata della vicenda migranti. Nel nostro territorio nessuno si è mai tirato indietro rispetto alla responsabilità dell’accoglienza. È stato posto sempre e solamente un problema di informazione, di conoscenza in tempo reale dei flussi e delle relative necessità per programmare al meglio l’accoglienza secondo i principi e i criteri definiti dagli accordi nazionali tra governo e comuni.

Nulla di tutto ciò viene tenuto in considerazione dalla prefettura di Viterbo, e i sindaci e le comunità locali vengono informati, quando va bene, a mezzo stampa e a cose fatte.

Abbiamo sempre detto sì all’accoglienza, ma diffusa e distribuita in piccoli gruppi sul territorio.

A distanza di mesi dobbiamo constatare che, deliberatamente, si segue una strada contraria e si va quasi sempre alla ricerca di luoghi e strutture dove realizzare concentrazioni numerose di migranti sostenendo (ogni volta) che non c’è da preoccuparsi perché si tratta di scelte temporanee. Ricordo la vicenda di Tarquinia. E adesso la scelta di Viterbo con l’infelice idea dei container. Io contesto e respingo questo modello.

Contesto l’idea delle mani libere della prefettura e dell’esclusione dalle decisioni delle autorità locali, dei comuni e del mondo associativo e del volontariato. Perché la sfida è grande e solo tenendo insieme una rete territoriale la si può affrontare. Si dice: i comuni non si rendono disponibili. A che cosa dovrebbero rendersi disponibili? Alle decisioni calate dall’alto senza concertazione e senza condivisione?

Non funziona così. Non può funzionare così. Serviva (mesi fa) e serve (ora) una conferenza permanente dei sindaci presso la prefettura. Serve la circolazione delle informazioni in tempo reale (ci sono tutti gli strumenti per farlo) invece di una gestione in solitaria senza possibilità di interlocuzione. Serve apertura e trasparenza. E serve la “fatica” del confronto. Sì, la fatica del confronto e della ricerca delle soluzioni rispetto alla “semplice” gestione burocratica di esseri umani.

Solo un mese fa la Provincia di Viterbo ha ospitato il sottosegretario Manzione per illustrare ai comuni le misure contenute nel decreto del ministero degli Interni in materia di accoglienza dei richiedenti asilo.

Quel decreto, scaturito dall’accordo tra Anci e Governo, prevede forte collaborazione tra Prefetture e Comuni, fissa la soglia di 3 migranti per mille abitanti e stabilisce che nei comuni dove è già in corso un progetto Sprar non possono essere previste altre presenze di migranti non concordate.

Su questa base la provincia di Viterbo deve accogliere 1.000 richiedenti asilo. Oggi siamo a 1.100 e il Prefetto ha dichiarato che, su questa strada, arriveremo a 2.000.

A me non risulta che il governo pensi che sul nostro territorio debba accadere questo. E quindi è necessario comprendere di più. Per queste ragioni nelle prossime ore depositerò un’interrogazione parlamentare al ministro degli Interni. Perché, a questo punto, è bene che il Governo si occupi direttamente di questa vicenda.