50 sfumature di crisi: il punto della crisi dopo cinquanta giorni

50 sfumature di crisi: il punto della crisi dopo cinquanta giorni

Lo scenario ci sembra da prima guerra mondiale. Non ci sono morti ammazzati per fortuna, ma l’immobilismo del fronte ci sembra l’immobilismo del Partito Democratico e l’ipotesi di commissariamento per un anno, sembra l’inverno che si avvicina e che promette di devastare tutto.

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50 giorni dopo, la crisi è sempre lì: immobile, come una guerra in trincea con uno scenario funesto alle porte: il commissariamento per un anno. Lo scenario ci sembra da prima guerra mondiale. Non ci sono morti ammazzati per fortuna, ma l’immobilismo del fronte ci sembra l’immobilismo del Partito Democratico e l’ipotesi di commissariamento per un anno, sembra l’inverno che si avvicina e che promette di devastare tutto.

Analogie, forzate, a parte l’unica certezza che abbiamo ad oggi è che si stia avvicinando troppo il momento in cui il commissariamento non sarà più evitabile. Un momento drammatico perché lascerebbe Viterbo immobile per troppo tempo, mentre gli altri nel paese e nel riprenderanno a correre. Un’ipotesi che va evitata. Che si chiuda l’esperienza Michelini o che si riparta di slancio, poco importa. Ad oggi vedere il sindaco tornare in sella al Comune carico della fiducia di tutti i suoi sembra quasi impossibile, “ma in politica – dicono i più esperti – si può tutto”. Qualche dubbio in realtà viene, anche se ad oggi non si vede la luce in fondo al tunnel. Magari la luce si trova a pochi passi e nessuno riesce a vederla. Magari in fondo c’è un muro. Lo scopriremo entro breve, quando ci ritroveremo tutti o alla luce o sbattuti sulla parete.

L’unica certezza al momento è che se la crisi si dovesse protrarre dopo il 18 febbraio, ci sarebbe il rischio di un lungo commissariamento. Una soluzione che permetterebbe al Partito Democratico di respirare e di prendere tempo per ritrovare la pace in vista delle elezioni che si terrebbero, in questo modo, almeno tra 15 mesi nel 2017 , ma che bloccherebbe di fatto la città. Ecco allora che la (non) decisione del Partito Democratico di ieri sulla crisi dell’amministrazione Michelini, sembra andare verso quella direzione.

Dall’altro lato la soluzione entro il 24 febbraio della crisi, iniziata nell’amministrazione e finita a tutti gli effetti nel Partito Democratico, sembra più lontana perché ammazzerebbe i democratici che non farebbero in tempo a rimettersi in ordine per un voto a breve scadenza con il rischio concreto di andare a elezioni senza una lista con la griffe del partito di Renzi.

I sette intanto, che sembrano sfuggire (alcuni più, alcuni meno) sempre più al controllo dei big, si dicono compatti e decisi a muoversi all’unisono. Ancora però non si sono confrontati per decidere il da farsi visto l’esito dell’incontro di Roma, che però non ritengono troppo negativo.