25 Aprile: memoria e Resistenza. Storia di una nazione che non ha chiuso i conti con il proprio passato.

25 Aprile: memoria e Resistenza. Storia di una nazione che non ha chiuso i conti con il proprio passato.

Sono passati 73 anni. Eppure in Italia il 25 Aprile è ancora una festa nazionale che divide invece di unire. Colpa di una nazione che non ha chiuso i conti con il proprio passato. Una nazione che conosce poco e male la propria storia, colmando i propri vuoti con la becera ideologia ed infarcendoli con polemiche riprese dall’attualità, spesso per opportunismo politico, che con la storia della resistenza non hanno nulla in comune.

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Sono passati 73 anni. Eppure in Italia il 25 Aprile è ancora una festa nazionale che divide invece di unire. Colpa di una nazione che non ha chiuso i conti con il proprio passato. Una nazione che conosce poco e male la propria storia, colmando i propri vuoti con la becera ideologia ed infarcendoli con polemiche riprese dall’attualità, spesso per opportunismo politico, che con la storia della resistenza non hanno nulla in comune.

L’errore più grande è quello di voler attualizzare il passato leggendolo attraverso la lente d’ingrandimento dell’ideologia. Ogni anno lo stesso teatrino: partiti di sinistra che, dopo aver provato in varie occasioni ad affossare la Costituzione italiana, il 25 Aprile cercano di salire sul carro dei vincitori facendosi portavoce di quei valori di libertà, coraggio che hanno ispirato la Resistenza Italiana. Chissà cosa ne penserebbero i partigiani, quelli veri, quelli che
hanno dato la vita per un ideale, della situazione attuale della Sinistra italiana… 

Dall’ altra parte della barricata, alcuni pezzi di centrodestra, specialmente quelli più nostalgici, hanno difficoltà a vivere il 25 Aprile come una festa. Ecco che allora partono affermazioni del tipo: “anche i partigiani hanno commesso dei crimini…” come se, durante una guerra civile ci si scambiassero cioccolatini e mazzi di fiori.

Ma la minaccia più pericolosa allo spirito del 25 Aprile arriva dalla galassia di tutte quelle realtà che vanno dai centri sociali, agli antagonisti, ai “figli di papà”. Quelli che giocano a fare i rivoluzionari con i soldi del babbo in tasca. Quelli che con arroganza pressano per far sfilare le associazioni “Pro-Palestina” nel corteo del 25 Aprile. Quelli che si permettono il lusso di fischiare ed insultare gli eroi della “Brigata Ebraica”.

Chissà se questi signori sono a conoscenza che i palestinesi, guidati dal Gran Muftì di Gerusalemme, Amin al Husseini, negli anni Trenta erano alleati con Hitler dando il proprio contributo allo sterminio degli Ebrei nell’Europa Orientale. Dopo questa informazione siete ancora disposti a volerli nel corteo della Resistenza? Se la risposta
è “Sì” allora questa è la conferma di quanto esposto all’inizio. 

Se non conosciamo la nostra storia, se non ci informiamo, se non studiamo i documenti, il 25 Aprile sarà una festa vuota, dove la verità sarà coperta dalle grida di chi urla più forte. Il 25 Aprile continuerà ad essere terreno di battaglia tra le più bieche ideologie animate dai peggiori opportunismi. Con buona pace di coloro che, da eroi, hanno dato la vita per l’Italia e la Libertà.

Decarta racconta la Tuscia