Civita di Bagnoregio sul New York Times

Un servizio del New York Times racconta Civita di Bagnoregio. A metà tra miracolo turistico e il rischio dei crolli, il piccolo borgo della Tuscia è finito sotto gli occhi di milioni di americani.
Un gioiello da New York Times, ecco Civita di Bagnoregio. Il 9 settembre questo angolo dei Calanchi è finito sotto gli occhi di milioni di americani. Il quotidiano statunitense, nella sua versione on line, racconta la situazione del borgo. Una favola tra il successo turistico odierno e il rischio dei crolli che interessano lo sperone tufaceo su cui poggia.
Nel mese di agosto sono state staccati 53mila biglietti. Una cifra che ha del portentoso, utile per il Comune di Bagnoregio per puntare a togliere tutte le tasse comunali.
In ballo anche la candidatura della “città che muore” a patrimonio dell’Umanità. Sostenuta fortemente dalla Regione Lazio.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

















