Civismo o cinismo?
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VITERBO – Aggregati che si auto-definiscono “civici” e “apartitici” che nella realtà dei fatti non perdono occasione per schierarsi e seminare odio. Nel tentativo (fallito) di influenzare l’opinione pubblica. Un movimento, dai confini non propriamente chiari sui numeri, guidato da un uomo che si atteggia a capitano del popolo.

VITERBO – C’era una volta un gruppo che si auto-definiva “civico”. Gruppo che, durante l’ era dell’ amministrazione guidata da Michelini pitturava i fontanili, raccoglieva l’immondizia, tagliava l’erba e non perdeva occasione per gridare ai quattro venti quanto fosse inadatto quel sindaco e quella classe dirigente (cosa non del tutto infondata).

Poi cambia il sindaco, ne arriva uno più vicino alla posizione politica del personaggio fondatore del movimento (o forse di qualche suo ispiratore) e… magia! Il gruppo smette ogni attività pubblica rimanendo attivo solo sui social (entrando in battaglie e cause perse varie che poco hanno a che fare con il “civismo” e l’amore per la città di Viterbo tanto sbandierato).

In particolare vale la pena spendere due parole sul loro “capo”. Uno che di “civico” ha veramente poco.

Uno che a parole vuole il bene di Viterbo ma che poi, basta  una manifestazione da lui organizzata e non riuscita (solo quattro gatti)  per arrivare a dire peste e corna della sua città e dei suoi concittadini (augurando anche il male, che brutta cosa).

Uno che non si sa bene né che lavoro faccia. Né come si guadagni da vivere. 

Uno che minaccia, insulta, invita a confronti faccia a faccia nei vicoli. Forse la frequentazione del mondo ultras e un po’ di notorietà sui social deve aver montato quella testa. 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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