Vannini e la campagna elettorale: “L’Italia è terra di slogan, andiamo oltre”

Vannini e la campagna elettorale: “L’Italia è terra di slogan, andiamo oltre”

Questo tipo di messaggio che declama senza spiegare e senza motivare attecchisce tra chi, come molti di noi, soffrono di analfabetismo funzionale.

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di Andrea Vannini

L’Italia è terra di slogan e questo è il periodo degli slogan elettorali. Questo tipo di messaggio che declama senza spiegare e senza motivare attecchisce tra chi, come molti di noi, soffrono di analfabetismo funzionale, cioè ‘quella’ sindrome per la quale leggiamo ma ci fermiamo a quello che abbiamo letto, senza avere le capacità di elaborare la lettura in un pensiero che includa l’esperienza del passato, la prospettiva per il futuro e che sia utilizzabile per comprendere e gestire il quotidiano nella nostra società.

Facciamo un esempio tipico Italiano: lo slogan “Siamo finalmente usciti dall’emergenza sanità”. Se ci si ferma alla proposizione, l’effetto è potente. Tantissime persone non andranno oltre lo slogan, con reazioni, certamente anche opposte. Altre, potranno leggere le oltre 50 slides che, per esempio, il Presidente uscente Zingaretti ha prodotto per il Lazio, naturalmente enfatizzando gli aspetti positivi. Ma chi si leggerà le 54 pagine dell’osservatorio Eurispes sullo stato della Sanità del Lazio? Forse nessuno. Ma è lì che si evince chiaramente lo stato della sanità e i costi, in termini economici, in efficienza e servizi ai cittadini, che si è dovuto sostenere PER LA PUR NECESSARIA (e improrogabile qualsiasi fosse stato il governo delle Regione) uscita dal commissariamento. Ecco come lo slogan diventa efficace nella direzione voluta. Diciamo che è una scommessa, come dicono gli inglesi un ‘gambling’.

Naturalmente questo slogan glissa su considerazioni e spiegazioni sull’emigrazione sanitaria, le liste di attesa per le visite specialistiche, sul crescente numero di assicurazioni sanitarie private e il ricorso a strutture private per le visite specialistiche a pagamento (per chi se lo può permettere). Ai Consiglieri regionali del Lazio viene offerta una assicurazione sanitaria integrativa (per carità, a pagamento) e il 29 novembre 2017 una deliberazione dell’Ufficio di Presidenza (n 178) ha previsto a tutti i dipendenti una copertura assicurativa integrativa per prestazioni sanitarie a totale carico dell’amministrazione. Un contrasto evidente con la rinnovata e declamata fiducia riposta nella sanità pubblica dai vertici stessi delle Regione Lazio.

Recentemente il Presidente del Senato Onorevole Grasso, ha lanciato un nuovo slogan che ha causato reazioni di tutti i generi ‘Eliminiamo le tasse universitarie’. Detta così anche questa frase ha un effetto sicuro specialmente per la semantica che va a suscitare gli animi di tutti quanti sono tartassati dal fisco senza ricevere servizi in cambio. Ma dietro questa frase ci sta un universo di significati, interpretazioni e giustificazioni.

Sto scrivendo da Monaco dove mi trovo per lavoro presso la TUM University. Ieri ho parlato di tasse universitarie davanti ad un caffè con il mio collega e amico Wolfgang Osswald. In Germania non si pagano tasse Universitarie per nessuno dei tre livelli di formazione (bachelor, master e dottorato) e non ci sono, se non per pochissimi esempi, Università private. La responsabilità della formazione e degli standard forniti è dello Stato per tutti, indipendentemente dallo strato sociale di appartenenza. E questo significa che i ricchi se vogliono studiare in Germania devono andare alle Università pubbliche come i meno ricchi. Non vi è la possibilità di scegliere la ‘Bocconi’ di turno. Responsabilità pubblica per gli standard, significa che lo stato garantisce i finanziamenti tali da rendere gli standard di qualità e dei servizi resi, uguali per tutti e comparativamente alti. Borse di studio per alloggi e sostentamento sono erogate dalle Università in base al reddito familiare. Questo sistema funziona benissimo in Germania ed è sostenibile, ricevendo un ritorno positivo anche in termini di internazionalizzazione, in quanto moltissimi studenti stranieri fanno domanda di ammissione alle Università tedesche contribuendo naturalmente, e senza costi particolari, ad un ‘melting pot’ verso cui l’Europa spinge ad esempio attraverso i progetti Erasmus.

La proposta di Grasso ha ricevuto commenti/slogan liquidatori e semplicistici, quali ‘proposta senza senso’ ‘proposta che avvantaggia i ricchi’ o al contrario ‘proposta giusta e che va nella direzione dei più deboli’. La realtà è che una proposta del genere NON PUO’ essere liquidata con un SI o un NO. Nessuno ha parlato del fatto che questa proposta, di principio giusta, ha costi fissi altissimi e sarebbe applicabile solo se si avesse il coraggio di mettere le mani nel sistema Università. Un esempio, io insegno in corsi di studio che afferiscono alle generiche ‘Scienze Forestali’. Sapete quanti Dipartimenti di Forestale esistono nelle Università Tedesche? 4 (Germania 82 milioni di abitanti, superficie forestale 32%)…e in Italia? Me ne vengono in mente almeno 8 ma penso siano di più…. (Italia 60 milioni di abitanti, superficie forestale 31%). Vogliamo parlare di altre discipline come Scienze politiche, Economia e Commercio o Giurisprudenza?

La proliferazione delle sedi Universitarie in Italia è stata inarrestabile negli anni ‘90 e 2000, per ragioni tra le più diverse ma fondamentalmente legate alla politica e ai bacini elettorali. Risultato basso numero di iscritti per sede un costo per studente altissimo Allora, il dilemma è capire se le reazioni alla proposta dell’on. Grasso siano risposte dettate da legittime convinzioni, dall’ignoranza o dalla volontà di non mettere le mani in un sistema, quello universitario italiano, che mostra oggi tutte le sue fragilità: da una parte grandi menti, grande preparazione e capacità di alcuni di competere a livello globale in qualità della ricerca, accanto alla mediocrità, agli scarsi investimenti pubblici sulla logistica, servizi e ricerca, ai costi altissimi di gestione del personale a fronte di stipendi sotto la media europea… sarà forse questo da mettere a posto prima di aumentare o cancellare le tasse universitarie?